Dipendente delle Poste ruba denaro: licenziato, giudice lo reintegra

By | 22 settembre 2017

Poste, dipendente ruba: reintegrato dopo licenziamento. La motivazioneUn dipendente delle Poste di Vasto aveva rubato circa 15.000 dalla cassaforte di cui aveva le chiavi. Ad incastrarlo intercettazioni ambientali e telefoniche. L’azienda Poste Italiane, però, invece di licenziarlo subito lo aveva sospeso e trasferito in un altro ufficio. E’ stata questa la motivazione alla base della decisione presa di recente dal giudice del Lavoro del Tribunale di Chieti, Ilaria Pozzo. Per lei il dipendente infedele dovrà essere reintegrato e dovrà percepire un anno di stipendi non corrisposti (oltre alle spese legali) perché Poste Italiane avrebbe dovuto licenziarlo in tronco e non sospenderlo, trasferirlo ed aspettare meticolosamente la fine del processo paradossale. Un caso assurdo che vede protagonista un dipendente delle Poste di 58 anni. L’anno scorso l’impiegato era stato condannato a un anno e nove mesi di reclusione, in primo grado, per appropriazione indebita: nel 2012 aveva aperto la cassaforte della sede dell’ufficio centrale di Poste Italiane, a Vasto, ed aveva sottratto 14.500 euro. A tradirlo era stata un’intercettazione telefonica. Il 58enne intuiva che qualcuno potesse sapere quello che aveva fatto e stava riflettendo sull’eventualità di restituire il bottino: ‘Mi sa che mo’ glieli riporto’.

Licenziamento tardivo impugnato dai legali del dipendente

Nel 2012 il dipendente ladro di Poste Italiane venne trasferito in un ufficio di Chieti; poi, sulla scorta delle misure cautelari del gip, venne sospeso dal lavoro. Grazie all’alacre lavoro degli avvocati Marialucia D’Aloisio e Carmine Di Risio, il lavoratore ottenne il reintegro il 12 maggio 2014. L’anno scorso, però, il 58enne era stato condannato in primo grado. La sentenza aveva indotto Poste Italiane a dare il benservito, dopo tanti anni, al dipendente. Il licenziamento era stato prontamente impugnato dagli avvocati Di Risio e D’Aloisio.

La decisione del giudice del Lavoro

Ora il giudice del Lavoro ha sorpreso tutti: non solo ha disposto il reintegro del lavoratore che 5 anni fa aveva rubato un ingente quantitativo di denaro da una cassaforte in un ufficio delle Poste, ma ha anche ordinato all’azienda di corrispondere all’uomo le retribuzioni non percepite. La sentenza recita: ‘La società disponeva sin dal 2012 di tutti i dati sufficienti per procedere a una contestazione disciplinare. L’attesa della sentenza di condanna, quindi, non si giustifica: la contestazione formale è irrimediabilmente tardiva’.

Il dipendente delle Poste è lieto di ricominciare a lavorare

La decisione del giudice del Lavoro ha reso felice l’impiegato delle Poste, che ha detto a un sito locale: ‘Sono contento di poter ricominciare a lavorare. Sto rivedendo la luce e, con me, la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto’.

L’avvocato Di Risio ha spiegato che il magistrato si è comportato in maniera civile, in quanto il licenziamento doveva avvenire subito dopo il furto, non dopo molti anni. Così, per il legale, si cancella il diritto di difesa.  Ad essere paradossale, dunque, non sarebbe la decisione del giudice ma l’atteggiamento di Poste Italiane, avendo atteso troppo tempo prima di licenziare il dipendente.

Gli avvocati del 58enne abruzzese hanno affermato che, 5 anni fa, Poste italiane era in possesso di tutti gli elementi per licenziare ma non lo aveva fatto. Al Gruppo gli è costato caro. Ora dovrà non solo reintegrare il dipendente ladro ma anche corrispondergli gli stipendi di un anno non erogati.

L’episodio di Vasto non è il primo del genere. Si sono registrati molti casi di dipendenti delle Poste infedeli, sorpresi a rubare durante l’orario di lavoro. Qualche mese fa, una 57enne, dipendente di un ufficio postale di Brescia, era stata arrestata perché sorpresa a rubare molti pacchi della rete Amazon.

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