Cronaca

Figlio del procuratore capo di Brescia arrestato per rapina a mano armata

Rapina-figlio-procuratore-arrestato-BuonannoAppartiene a una buona famiglia, a uno di quei nuclei familiari reputati ‘rispettabili’, eppure ha preso parte a una rapina a mano armata. Gianmarco Buonanno, figlio del procuratore capo di Brescia, Tommaso Buonanno, è finito in manette. Per lui l’accusa è di rapina a mano armata. Ad eseguire l’ordinanza del gip sono stati i carabinieri di Zogno e di Bergamo. Il 32enne, secondo gli inquirenti, faceva parte della banda di delinquenti che mercoledì scorso aveva messo a segno una rapina in un supermercato Conad.

Gianmarco Buonanno aveva il volto coperto

Il figlio del procuratore capo di Brescia era entrato nel supermercato con un mitra, intimando ai dipendenti di consegnargli l’incasso della giornata. Il trentenne aveva il volto coperto, come i suoi complci.

Dopo essersi fatto consegnare 12mila euro, Buonanno e i suoi sodali si erano dati alla fuga. I tre sono stati inchiodati, però, da alcuni video. I carabinieri sono riusciti a risalire al figlio del procuratore grazie alla targa della vettura, intestata proprio al padre.

I militari hanno arrestato il 32enne sabato scorso nella sua abitazione. Ora si trova nel carcere di Bergamo, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

In manette anche Luigi Mazzocchi

Il figlio del giudice ha commesso la rapina insieme al 49enne Luigi Mazzocchi, pregiudicato di Seriate arrestato qualche ora dopo la rapina, e una terza persona attualmente ricercata.

I carabinieri hanno scoperto nella casa del Mazzocchi sia una parte della refurtiva che le armi usate per mettere a segno la refurtiva.

Buonanno è un ragazzo ‘difficile’: in passato ha avuto anche problemi di droga. Ennesima tegola, dunque, per il procuratore capo di Brescia. Per un giudice è un paradosso avere figli che hanno problemi con la giustizia. Anche Francesco Buonanno, fratello di Gianmarco, era balzato agli onori delle cronache in occasione del blitz delle forze dell’ordine che aveva portato in cella 41 ultras dell’Atalanta per spaccio e consumo di cocaina.

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