i 15 Animali più letali per l’uomo: vince la zanzara

By | 29 aprile 2014

Bill Gates ha pubblicato sul suo blog un’infografica che illustra la classifica dei 15 animali più letali per l’uomo: la zanzara è al primo posto

A volte il cinema è proprio ingiusto: se considerate tutti i chilometri di pellicola spesi per mostrare agli occhi del grande pubblico la pericolosità degli squali e li rapportate alle vittime effettive di questo pesce dall’inscalfibile fama di cieco predatore, vi renderete conto di come tutta la nostra cultura in materia si fondi di fatto su leggende e apparenze.
Bill Gates ha reso pubblica sul suo blog la classifica, per ordine di vittime annue dei 15 animali più letali per l’uomo.

Lo squalo compare al quindicesimo posto con appena dieci vittime, il cane, il miglior amico dell’uomo, al quarto posto con 25.000 vittime l’anno. Eppure, a guardare i film di Steven Spielberg “Lo squalo” e Lilli e il Vagabondo di Walt Disney non si direbbe.

Al terzo posto ci sono i serpenti, con 50.000 morti l’anno sulla coscienza. Mentre al secondo posto, con 475.000 vittime, compare proprio l’uomo che in base a questa classifica può considerarsi uno dei principali nemici di sé stesso.
L’animale più letale per l’uomo però non ha zanne, artigli e nemmeno le pachidermiche dimensioni di un elefante: è la zanzara.
Da sola, questo minuscolo e insidioso insetto, causa più morti di tutti gli altri animali messi insieme, uomo incluso. Uccide 725 milioni di persone ogni anno ed è causa di sfollamenti e gravi disagi sociali ed economici, per via degli spostamenti che le popolazioni nelle aeree umide sono obbligati ad effettuare verso le zone più interne.
Le zanzare trasmettono la malaria, una malattia diffusa in circa 100 paesi nel mondo di tutti i contenuti Antartide escluso, ma prevalentemente in Africa, che colpisce nella maggior parte dei casi bambini al di sotto dei 7 anni. Il 70% delle morti causate da Malaria riguarda proprio i più piccoli.

Leoni e lupi uccidono insieme appena un centinaio di persone. I coccodrilli hanno mietuto 1000 vittime, elefanti e ippopotami rispettivamente 100 e 500.

Particolarmente letali risultano anche i vermi intestinali. Si tratta di vermi che possono insediarsi nell’intestino umano, causando malnutrizione nell’organismo ospite, dove depositano le uova determinando una morte lenta e dolorosa.
Il verme Tenia è causa di un migliaio di decessi l’anno, mentre l’Ascaris di 2500. Quest’ultimo in tempi recenti è stato particolarmente letale in Cina, a causa della folle usanza di alcune donne di ingerirne volontariamente le uova al solo scopo di dimagrire.

Dopo i vermi intestinali, nella classifica degli animali più letali per l’uomo pubblicata da Bill Gates figurano 3 piccole creaturine, che si spartiscono equamente 30000 morti l’anno.
Parliamo della lumaca di mare, della cimice assassina e della mosca Tsetse.

Piccole lumache di mare parassite che vivono nei fiumi e nei laghi sono portatrici della Schistosomiasi, una malattia che sopraggiunge allorquando il minuscolo animale scavando nella pelle dell’uomo riesce a deporre le uova. I sintomi sono paralisi, febbre, sangue nel vomito.

La cimice assassina, nome scientifico Trypanosoma cruzi, colpisce prevalentemente le zone povere e rurali dell’America Latina, per lo più in Bolivia. In passato ogni anno causava circa 50.000 morti, ma il recente sviluppo sanitario e l’innalzamento del tenore di vita medio nei paesi rurali, hanno limitato il numero di decessi ad una media di 10000 annui. La cimice è responsabile della malattia di Chargas, una parassitosi che determina gravi insufficienze cardiache, mortali nel 60% dei casi.

L’ultimo di questi micidiali killer è la mosca Tse Tse, che è responsabile della malattia del sonno, drammaticamente diffusa nel continente africano. Il soggetto colpito manifesta febbre, irritabilità, sonnolenza e repentini cambi di personalità.
animali più letali per l'uomo

Questo è il grafico completo pubblicato da Bill Gates nel suo blog dei 15 animali più letali per l’uomo.
Da notare che i dati si riferiscono alle morti accertate fuori da ogni ragionevole dubbio. Se si dovessero prendere in considerazione anche tutti quei decessi non riportati nelle zone più povere e a basso tasso di sviluppo, i dati sarebbero almeno triplicati per ognuna di queste specie.

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