Il carcere non serve a nulla: pedofilo seriale seguirà trattamento speciale

By | 3 aprile 2018

carcere-pedofilo-milanoHa violentato diverse minorenni ed è stato messo in carcere ma la detenzione, per lui, non produce effetti positivi. Un pedofilo italiano di mezza età, perciò, dovrà seguire un trattamento speciale. I magistrati hanno esaminato a fondo il caso, constatando che il periodo detentivo ‘non ha prodotto alcun effetto’ sul pedofilo seriale.

Maturare consapevolezza del disvalore delle proprie azioni

La Questura di Milano ha disposto, sulla base dell’orientamento dei giudici, ‘un piano trattamentale che lo porti (il pedofilo seriale, ndr), attraverso indicazioni di tipo clinico-terapeutico realizzate dagli esperti del Centro italiano per la promozione della mediazione, a prendere coscienza del forte disvalore delle condotte violente in una prospettiva di contenimento degli impulsi sessuali’.

La misura adottata dalla Questura di Milano, sulla scorta della sentenza dei giudici Tallarida, Roia e Pontani, è sicuramente particolare. I suddetti magistrati, un paio d’anni fa, si erano trovati a giudicare il 50enne che nel 2004 aveva stuprato una bimba di 8 anni, nel 2009 una di 2 anni e, dopo 7 anni, una minore di 5 anni. La Corte, nel 2016, aveva sottolineato una ‘sistematica ricaduta nel comportamento illecito’, legata a ‘un disturbo della sessualità non controllabile’.

Terapia per frenare le ‘pulsioni sessuali’

Il carcere non è dunque efficace per un pedofilo seriale (tra l’altro con disturbi mentali) per cui i giudici hanno prescritto un ciclo di terapie per frenare le ‘pulsioni sessuali’. Il tribunale, conscio del placet del detenuto, gli aveva imposto di chiamare subito il Cipm (Centro italiano per la promozione della mediazione) per l’avvio di un programma ‘clinico-terapeutico’. Il carcere, sebbene orientato (in Italia) alla rieducazione del reo, è inadeguato al reinserimento sociale di un 52enne che non riesce a frenare le sue pulsioni sessuali. L’uomo ha violentato varie bimbe e, per questo, arrestato più volte; l’ultima nell’aprile del 2016.

Il pedofilo lombardo è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione nel 2016; nel 2009, invece, aveva rimediato una condanna a 3 anni e 8 mesi per le violenze commesse su una bimba che non aveva nemmeno 9 anni. All’epoca un esperto, riferendosi al maniaco, aveva parlato di un ‘patologico discontrollo degli impulsi sessuali, le cui tendenze deviate il soggetto non sempre riesce a fare a meno di assecondare’.

La vita dura dei condannati per pedofilia

La peculiarità della decisione presa dalla Questura di Milano è l’accostamento alla detenzione di una terapia che conduca il pedofilo seriale ‘attraverso indicazioni di tipo clinico-terapeutico realizzate dagli esperti del Cipm a prendere coscienza del forte disvalore delle condotte violente in una prospettiva di contenimento degli impulsi sessuali’.

Si dice che chi finisce in carcere con una condanna per pedofilia non debba fare i conti solo con le decisioni della magistratura ma anche con la legge tacita e dura del carcere. Si dice che i pedofili in prigione vengano torturati e sottoposti continuamente ad angherie pesanti. Lo psichiatra Ante Bielic ha detto al riguardo: ‘Difficile stabilire quanto questo sia leggenda e quanto no. Noi però siamo professionisti, non possiamo permettere che ci sia il minimo rischio per l’incolumità dei detenuti… Chi è in carcere per truffa o per furto si sente comunque un po’ migliore rispetto a chi ha commesso atti pedofili o legati alla sfera sessuale. D’altra parte questa separazione permette ai condannati per pedofilia di prendere coscienza di quanto sia terribile il reato commesso’.

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