Cucina

Il pesce come cura della depressione femminile

La depressione femminile si cura con il pesce e gli omega 3, secondo un nuovo studio

depressione femminile
Il male del nuovo secolo, come qualcuno definisce la depressione, potrebbe essere curato in modo sano e meno pericoloso per l’organismo, con un piatto di sgombri e patatine fritte.
Secondo un recente studio, mangiare pesce può essere una valida alternativa agli psicofarmaci nella cura della depressione, più precisamente della depressione femminile.
La scoperta è che il pesce, mangiato almeno due volte la settimana, ridurrebbe del 25% i rischi per le donne di cadere in depressione.
Per i maschietti, sfortunatamente, questo non ha alcun effetto.

Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Epidemiology e ipotizza che alti livelli di acidi grassi omega-3, altamente presenti nel cosiddetto pesce azzurro (tonno, sgombri, sardine), possano legarsi con gli ormoni sessuali femminili (estrogeni e progesterone), mantenendo in salute il cervello e regolando l’umore.
Lo studio, della durata di cinque anni, è stato effettuato su un campione di 1400 uomini e donne di età compresa fra i 26 e i 36 anni, che hanno tenuto un diario dettagliato e aggiornato sulla dieta da loro osservata.

Pur tenendo in considerazione alcuni parametri relativi allo stile di vita come il fumo, l’alcol, lo stress lavorativo e l’insonnia, i soggetti che hanno consumato pesce in abbondanza durante i cinque anni di test hanno manifestato episodi depressivi minori se rapportati a quelli riscontrati da chi ha seguito una dieta povera di Omega 3. Gli studiosi che hanno condotto lo studio affermano:
“Nelle donne che hanno mangiato pesce più di due volte a settimana i fattori predisponenti alla depressione erano del 25% più bassi, rispetto a quelle che si sono nutrite di pesce per un massimo di due pasti alla settimana.
Al contrario, negli uomini non è stata riscontrata alcuna associazione fra il pesce e il rischio di depressione, probabilmente perché gli uomini riescono ad assorbire acidi grassi Omega 3 da altre fonti alimentari, o forse perché sono solamente gli ormoni sessuali femminili che riescono ad interagire meglio con gli Omega 3.”

Il dottor Richard Marsh, dell’Institute of Food, Brain and Behaviou afferma:
“Una frazione del nostro cervello è formata da Omega 3, acidi grassi che si trovano comunemente nel pesce grasso.”
Marsh ha poi aggiunto:
“Questo non è il primo studio che teorizza un’influenza benefica del pesce sui sintomi della depressione femminile. Tuttavia bisognerebbe fare maggiore chiarezza sul perché questa dieta antidepressiva funzioni correttamente solo con le donne.”

In sostanza, i grassi Omega 3, la cui azione nel prevenire disturbi di carattere vascolare era già stata ampiamente decantata dai medici, sembra regolino anche l’umore delle donne.
La dietista Sarah Schenker raccomanda di mangiare almeno due porzioni di pesce a settimana, a prescindere dalla depressione. Una volta la settimana il pesce azzurro cioè tonno, sgombro, sardine o salmone, ma anche il pesce bianco e i crostacei dovrebbero essere presenti nella dieta di uomini e donne.

La depressione femminile

La depressione femminile ha un’incidenza maggiore rispetto a quella maschile. Secondo le statistiche, ad esserne vittime sono principalmente donne di età compresa tra i 16 e i 42 anni, alle prese con stress da lavoro (o non lavoro, visti i tempi che corrono) e una vita familiare piatta, logorante e poco gratificante negli affetti.
Paradossalmente, le famiglie in cui vivono queste donne sono le classiche famiglie “medie” che vi capiterà di incontrare in qualsiasi supermercato o centro commerciale, senza bisogno di ricorrere a storie di violenza e follia raccontate ai telegiornali.
Molto spesso l’abitudine e la routine della vita di coppia sono i principali killer della salute mentale, che uccidono i sentimenti e la passione fra i membri del nucleo familiare. La depressione femminile, così come quella maschile, non scaturiscono esclusivamente da drammi oggettivamente terribili come il decesso di un caro o la malattia, ma si insinuano lentamente, dagli spiragli lasciati in un vuoto affettivo e da una pericolosa assenza di prospettive.

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