Incinta morta alla Mangiagalli di Milano: responsabilità dei medici

By | 23 novembre 2016

Ci sarebbe un nesso di causalità tra la morte di Claudia Bordoni, una donna incinta, e l’attività di alcuni medici della clinica Mangiagalli di Milano. Ne è certo il consulente di parte nominato dai parenti di Claudia. Per il consulente nominato dalla Procura, invece, non sussisterebbe nessun collegamento tra la morte della Bordoni e l’operato del personale sanitario della Mangiagalli.

Indagate 2 ostetriche e 2 dottoresse della Mangiagalli

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Claudia Bordoni è morta lo scorso aprile dopo il ricovero nella nota clinica milanese. Aveva in grembo 2 gemelle ma, evidentemente, qualcosa non è andato per il verso giusto. La donna e le figlie sono morte, gettando nello sconforto tutti i loro parenti. 2 dottoresse e 2 ostetriche sono finite nel registro degli indagati per omicidio colposo. Dario Raniero, consulente nominato dal pm, sostiene che la Bordoni sia deceduta per un’importante emorragia interna provocata dall’endometriosi, una patologia difficilmente diagnosticabile. Dopo oltre 4 mesi di indagini è stato scoperto che Claudia Bordoni e le bimbe che aveva in grembo si sarebbero potute salvare con un taglio cesareo. La donna, invece, è morta dopo aver accusato fortissimi dolori all’addome. Le ostetriche e le dottoresse della Mangiagalli non avrebbero fatto nulla per salvare la vita di Claudia e delle sue bimbe.

La Bordoni lavorava nel settore assicurativo ma si era assentata spesso dal lavoro da quando era rimasta incinta, anche perché la sua gravidanza era a rischio. Dal 13 al 20 aprile scorso la donna era stata ricoverata all’ospedale San Raffaele per difficoltà legate alla gestazione; il 26, poi, Claudia aveva chiesto aiuto al personale sanitario della Mangiagalli. In tale clinica, però, la 36enne ha trovato la morte. Per il medico legale Dario Raniero la morte della Bordoni è stata dovuta a un’endometriosi. Adesso rischiano grosso una ginecologa, una psicologa e 2 ostetriche della clinica Mangiagalli di Milano. Tutte dovranno rispondere di omicidio colposo.

Claudia Bordoni incinta con la fecondazione assistita

La Bordoni era al sesto mese di gravidanza ed era rimasta incinta mediante fecondazione assistita. La 36enne voleva diventare mamma a tutti i costi ma il destino non glielo ha permesso, stroncandola  assieme alle figlie. La gravidanza di Claudia non era stata facile: qualche giorno prima del decesso aveva accusato forti dolore all’addome. Secondo il consulente del pm, se la ginecologa avesse esaminato accuratamente i sintomi di Claudia avrebbe potuto capire la ragione dell’emorragia e con un parto cesareo si sarebbe potuto salvare la donna e le figlie. Se solo, dunque, la ginecologa avesse proceduto con un taglio cesareo, oggi probabilmente Claudia sarebbe tra noi. Le ostetriche della Mangiagalli non lanciarono nessun allarme e la psicologa prescrisse solamente una terapia per calmare la 36enne, visto che era molto agitata.

Antonio Bana, avvocato dei parenti di Claudia Bordoni, ha asserito che è ancora presto per rilasciare dichiarazioni e si dovranno esaminare attentamente i risultati delle indagini svolte dai periti.

Il caso della morte di Claudia Bordoni è balzato subito agli onori delle cronache. La stessa Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, disse di aver inviato subito gli ispettori nella clinica Mangiagalli per fare chiarezza sulla vicenda. La Lorenzin assicurò poi ai parenti della Bordoni che avrebbe fatto il possibile per fare luce sulla vicenda.

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