Jobs Act, più contratti a tempo indeterminato. Poletti: “E’ una buona notizia”

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Nel mese scorso sono stati siglati 210.000 contratti di lavoro; ovviamente la maggioranza è rappresentata da quelli a termine. Positivo il dato sui contratti a tempo indeterminato, che hanno fatto registrare un aumento. Ancora, però, c’è molto da fare.

Il ministro Poletti, dopo aver analizzato i recenti dati, ha detto: “Sostanzialmente si conferma che aumentano i contratti stabili e si riducono i contratti precari. E’ una buona notizia… l’obiettivo che il governo si è dato è fare in modo che il contratto a tempo indeterminato torni ad essere il modo normale di assunzione”.

L’anno scorso ad aprile i contratti a tempo indeterminato si attestavano al 15,7%; oggi rappresentano il 22,7%. Calano, invece, l’apprendistato e le collaborazioni, nonché altre tipologie atipiche di contratti, come l’intermittente.

Ricordiamo che uno dei punti fondamentali del Jobs Act è la previsione del contratto a tempo indeterminato come forma da preferire. I datori di lavoro che scelgono tale tipologia contrattuale in sede di assunzione beneficeranno di sgravi fiscali sui costi del lavoro per un triennio.

Molti hanno criticato il contratto a tutele crescenti perché non contempla, per i neoassunti che vengono licenziati, il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato. Tali lavoratori hanno solo il diritto a un’indennità  proporzionata alla loro anzianità lavorativa.

Insomma, l’art.18 non si applica in caso di neoassunti. I vecchi contratti a tempo indeterminato, invece, soggiacciono alla vecchia disciplina. Ciò ha sollevato un enorme polverone per le evidenti disparità tra nuovi assunti e chi lavora da molto tempo.

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