Migranti pretendono soldi: protesta nel centro di accoglienza

By | 22 febbraio 2018

migranti-Roma-Pocket-MoneyNon gli hanno pagato il Pocket Money, ovvero il piccolo contributo che gli consente di affrontare le piccole spese quotidiane, come l’acquisto di schede telefoniche, ed hanno protestato. A contestare la mancata corresponsione sono stati i migranti di un centro di accoglienza di Roma, precisamente quello di Largo Perassi, nel quartiere Aurelio. Un centinaio di profughi ha iniziato a sbraitare, a prendersela con le istituzioni italiane. Sono dovuti intervenire gli agenti del commissariato di Monteverde, anche se nessuno dei migranti ha mai creato problemi. La protesta è stata pacifica.

Pocket Money non corrisposto da gennaio

Non solo i poliziotti. Nel centro di accoglienza del quartiere Aurelio di Roma sono arrivati anche i carabinieri, oltre ai referenti della struttura. Sembra che i migranti non percepiscano il Pocket Money da gennaio. Il responsabile ha rasserenato i rifugiati assicurando loro che i soldi verranno versati entro breve tempo. Non è la prima volta che, in tale struttura di accoglienza, monta la protesta per il mancato versamento del Pocket Money. Una barricata simile a quella delle ultime ore era stata promossa anche lo scorso 26 ottobre 2017.

La contestazione delle ultime ore a Roma ha fatto indispettire non poco il leader della Lega, Matteo Salvini, che verso le 13 si è presentato nel centro di accoglienza di Largo Perassi. ‘Soldi pubblici spesi male e questa mattina abbiamo assistito all’ennesima protesta vergognosa. Ma dal 5 marzo finisce la pacchia’, ha detto il numero uno della Lega. Dello stesso avviso anche Giorgia Meloni (Fdi), che ha sfruttato l’occasione per ribadire su Facebook qualche punto del suo programma elettorale: ‘I clandestini ospitati nel centro d’accoglienza sull’Aurelia a Roma si barricano per protestare contro il fatto che non gli pagano le ricariche telefoniche. Evidentemente a questi signori non bastano i 37 euro al giorno che l’Italia spende per pagare loro vitto, alloggio, vestiti e cure, togliendo questi soldi ad anziani e disabili. La proposta di Fratelli d’Italia è: rimpatriamoli in giornata’.

I migranti che volevano cibo migliore

Da quando l’Italia, come altre nazioni europee, è diventata terreno di approdo per molti soggetti che fuggono da guerre, carestie ed epidemie, di episodi analoghi a quello di stamattina a Roma ne sono accaduti molti. Episodi che spesso alimentano il risentimento di molti italiani verso i profughi.

Una quarantina di migranti ospiti del Brichotel di Ponsacco (Pisa) avevano protestato lo scorso luglio perché pretendevano non solo denaro ma anche cibo migliore e abbondante, abiti nuovi, condizioni igieniche migliori e magari un lavoro. I profughi avevano organizzato la protesta davanti alla struttura, finché non erano arrivati il prefetto Attilio Visconti e il vice vicario Valerio Massimo Romeo. Presenti anche Nicola Bellafante, comandante provinciale dei carabinieri, e Michele Cataneo, comandante della compagnia di Pontedera.

Visconti aveva incontrato il sindaco di Ponsacco, Francesca Brogi, per risolvere la spinosa questione. Dopo l’incontro, durato circa un’ora, il prefetto aveva detto: ‘Una volta a settimana i ragazzi e le ragazze del centro verranno visitati da un medico, che monitorerà costantemente il loro stato di salute. Inoltre, in accordo col gestore della struttura, abbiamo deciso di mettere a disposizione un mezzo per il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale di eventuali casi gravi. Per quanto riguarda i minori verranno assistiti da un pediatra che ha lo studio poco distante dal Brichotel’.

In merito alla richiesta di alimenti buoni e abbondanti, Visconti aveva spiegato: ‘I rifugiati vorrebbero poter cucinare da soli, ma questo non è possibile. Abbiamo optato per un menù che permetta loro una maggiore varietà dei cibi, che saranno di qualità e verranno serviti in quantità adeguata, nel rispetto della loro religione’.

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