Modi di dire: perché si dice “scemo di guerra”

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soldati malati

Tra i tanti modi di dire italiani ce n’è uno alquanto singolare che generalmente viene utilizzato in maniera impropria, nei confronti delle persone non troppo sveglie o poco intelligenti;  il modo di dire si potrebbe quasi classificare come insulto, o perlomeno senza dubbio irriverente; ma le sue origini hanno una storia ben diversa, molto complessa e dolorosa;  stiamo parlando della frase “Scemo di guerra”,  questo modo di dire utilizzato abbastanza di frequente nel nostro Paese sta a indicare una persona che non afferra subito un concetto o che ha fatto qualcosa di sciocco.

Le origini del modo di dire “Scemo di guerra”

Ma  da dove nasce questo modo di dire? In effetti questa espressione è legata addirittura alla Prima Guerra Mondiale ed era il modo di classificare i soldati tornati dal fronte sotto shock e con gravi disturbi mentali;  con il tempo l’espressione Scemo di guerra è stata implementata nell’uso comune delle frasi che si possono utilizzare per indicare in maniera offensiva una persona dallo scarso intelletto;  la storia di questa frase come già detto ha radici e risvolti molto dolorosi. Fatti di guerra e di storie di molti soldati che hanno sofferto, e hanno perso nelle trincee il discernimento e l’intelletto a causa dei bombardamenti e degli orrori vissuti.

I reduci della Prima Guerra Mondiale

La storia ci racconta che dopo e anche durante la Prima Guerra Mondiale migliaia di soldati furono ricoverati per disturbi mentali,  negli ospedali si trovavano un gran numero di reduci affetti da chiari segni pazzia e depressione.  Uomini muti che non parlavano più, che non camminavano, oppure che si muovevano come degli automi, con lo sguardo perso nel vuoto, che non erano più capaci di intendere e di volere.  Inespressivi, spesso vittime di crisi di pianto; capaci di mangiare qualunque cosa gli capitasse a tiro anche non commestibile. Questi uomini erano pressoché incurabili anche se furono fatti vari tentativi medici inutili paragonabili a vere torture, effettuati con la corrente elettrica;ovvero con forti scosse elettriche alla laringe per chi non parlava e  alle gambe per chi non camminava più.

Shell shock: cosa è?

Questi fenomeni clinici attirarono l’attenzione gli psicologi, psichiatri e specialisti;  una categoria medica riconosciuta ufficialmente nel 1872. Una categoria medica molto influente a quell’epoca,  grazie all’istituzione delle Cliniche per malati mentali, allora  chiamati manicomi. I disturbi che interessavano questi soldati tornati dal fronte vennero classificati con il nome di disturbo da stress post traumatico meglio conosciuto con la definizione inglese di shell shock ovvero shock da bombardamento. E in effetti era questo il problema autentico delle malattie di molti combattenti che una volta rientrati nelle retrovie non erano più in grado di combattere.

Lessico popolare

In pratica venne affermato e confermato inizialmente che le lesioni cerebrali erano state provocate dal frastuono dei bombardamenti.  Questa teoria però venne subito boicottata da un nuovo concetto medico che voleva attribuire questi sintomi ha tutt’altra causa, soprattutto nel nostro Paese,  poiché dato che in Italia il servizio di leva era obbligatorio,  pareva controproducente attribuire proprio alla guerra la causa dei disagi psichici e le condizioni devastanti nelle quali i soldati tornavano dal fronte. La problematica venne dirottata su varie teorie in merito alle devianze, alla degenerazione individuale,  con predisposizione genetica al disturbo;  gli scemi di guerra quindi come tutte le cose vennero dimenticati e passarono poi in secondo piano; ma il modo di dire rimase e diventò parte di quel lessico popolare fatto di proverbi e di modi di dire tipicamente italiani. Prima di usare questo modo di dire allora forse è meglio ricordare che è irriverente nei confronti di molti uomini che per fare il loro dovere hanno perso la ragione.

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