Neonata morta in un centro trattamento rifiuti

By | 16 marzo 2018

ostra-neonata-abbandonata-rifiutiE’ stata probabilmente abbandonata in un cassonetto la neonata trovata in un centro trattamento rifiuti di Ostra (Ancona). Il corpo esanime della piccola è stato notato su un nastro trasportatore. Gli operatori hanno immediatamente sospeso le operazioni ed hanno chiamato i carabinieri di Senigallia. Il pm di turno ha disposto l’esame post-mortem ed aperto un fascicolo per infanticidio. L’ipotesi più qualificata, attualmente, è quella dell’abbandono della neonata in un cassonetto dei rifiuti. La ditta marchigiana raccoglie immondizia da vari punti e poi li porta nel centro trattamento.

Carnagione bianca

Nel centro raccolta rifiuti di Ostra, dopo la scoperta della neonata, è arrivato anche il medico legale per analizzare la piccola salma. La neonata è di carnagione bianca. Solo l’autopsia potrà chiarire le circostanze del decesso della bimba. Il corpo esanime della piccola sarebbe arrivato nel centro raccolta insieme ad altri rifiuti derivanti da fuori provincia. Al momento è possibile risalire solo al sesso e alla pelle bianca della neonata. Il pm ha intanto disposto l’autopsia. Il feto sarebbe arrivato alla discarica insieme ad altri rifiuti provenienti da fuori provincia. Gli operatori sono rimasti increduli quando hanno visto sul nastro trasportatore, insieme al rame ed altri rifiuti speciali, anche la neonata esanime.

L’emergenza dei neonati abbandonati

Le forze dell’ordine e la Procura ritengono che la neonata trovata a Ostra sia stata abbandonata. Ennesimo abbandono finito in tragedia. In Italia ogni anno vengono gettati tanti bimbi nei cassonetti e nei luoghi più disparati, come i bagni pubblici. Pochi, purtroppo, conoscono le alternative ai dolorosi abbandoni. Genitori insensibili lasciano i figli per strada, nei cassonetti e nelle toilette e fuggono. I piccoli vengono così consegnati al loro destino, spesso crudele. Non c’è bisogno dell’abbandono. Basterebbe lasciare i piccoli nelle moderne ‘culle della vita’, che fungono da ‘ruote degli esposti’. In Italia ci sono una quarantina di culle della vita, tra parrocchie, ospedali e centri di assistenza.

La Sin-Società italiana di neonatologia ha dichiarato che sono oltre 3mila i neonati abbandonati annualmente in Italia. Ad abbandonare di più i loro figli sono le mamme italiane (73%), poi quelle straniere (27%). La madre che decide di disfarsi del neonato in genere ha tra i 20 e i 40 anni. Le minorenni sono circa il 6%. A Roma, anni fa, destò scalpore il caso di una romena che partorì nel bagno di un McDonald’s e gettò il feto nel water. La donna era una prostituta che viveva nel disagio. Aveva paura di educare e mantenere un figlio. Il piccolo venne fortunatamente notato da una cassiera e salvato. Sollevò molto sconcerto anche il caso della 25enne romana che, dopo aver partorito, rinchiuse il neonato in una borsa per oltre 20 ore e poi lo gettò in un cassonetto dei rifiuti vicino all’ospedale San Camillo. Sempre a Roma, i dipendenti di un bar al Circo Massimo scoprirono un feto di circa 10 cm nel cestino dei rifiuti della toilette.

Storie tristi

Le storie di abbandono di neonati hanno tratti simili. Dietro a tali storie c’è sempre un disagio, una paura di non essere all’altezza di fare il genitore. Ci può essere anche il disinteresse. La solitudine, l’ansia e la depressione hanno portato molte donne ad abbandonare i figli poco dopo il parto. Ed è breve il passo dall’abbandono all’infanticidio. Probabilmente la madre della neonata ritrovata a Ostra voleva solo abbandonare la figlia. Invece la piccola è morta. Il pm non ha potuto fare altro che aprire un fascicolo per infanticidio ed ordinare alle forze dell’ordine di svolgere le indagini per risalire alla madre.

Allarmanti dati su abbandoni e infanticidi

Nel Manuale per operatori criminologici e psicopatologi forensi, scritto dal docente Vincenzo Mastronardi, vi sono dati inquietanti sull’abbandono di neonati e sugli infanticidi. Mastronardi ha scritto che le più propense a disfarsi dei propri figli sono le donne tra i 26 e i 32 anni, spesso coniugate. La maggioranza degli abbandoni, finora, si è registrata al Nord Italia. Il 62% delle mamme che partoriscono e gettano i figli appartengono al ceto medio; il 33% vive un rapporto turbolento col partner e il 71% ha problemi psichici. Il docente italiano ha anche scritto che il luogo privilegiato per commettere un infanticidio è il bagno.

‘Le cause principali sono la psicosi post partum o l’immaturità di chi ancora non si sente pronta ad affrontare la maternità’, dice Mastronardi, che pensa anche ‘alla giovane straniera che arriva in Italia carica di aspettative e preferisce disfarsi del bambino piuttosto che perdere la libertà’. Proprio per questo è necessario informare le donne sulla presenza di varie alternative ‘umane’ all’abbandono. Le donne conoscono poco le moderne culle dove abbandonare i neonati. A Firenze, Napoli e in altre grandi città ci sono le moderne ‘ruote degli esposti’ dove abbandonare i bebè in totale anonimato.

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Quando una mamma non se la sente di tenere con sé il figlio appena dato alla luce può portarlo in una delle culle riscaldate. Gli operatori sanitari si prenderanno cura del piccolo. L’avvento delle culle della vita, purtruppo, non ha ancora provocato una diminuzione del triste fenomeno dell’abbandono di neonati. Come mai? ‘Le culle – dice Basilio Tiso, direttore sanitario dell’ospedale Mangiagalli di Milano – funzionano fino a un certo punto. Bisogna riuscire a intercettare le ragazze nella fase critica, quando scoprono di essere incinte e non sanno come affrontare le difficoltà’.

Neonati abbandonati  per la crisi

In questi anni, in Italia, si è registrata una diminuzione degli aborti: da oltre 2.000 a 1.300 negli ultimi 12 anni. Molte donne però optano ancora per l’interruzione volontaria clandestina, usando medicinali dopo il secondo trimestre di gestazione. ‘In alternativa all’abbandono – aggiunge Tiso – si ricorre a canali illegali come lo spaccio della pillola abortiva’. Il direttore sanitario del nosocomio milanese ha sottolineato che l’abbandono è spesso frutto della crisi economica: ‘Donne senza lavoro, molte senza famiglia alle spalle. Perciò è importante informarle sulla possibilità di affidare il figlio allo Stato, restando anonime’. Condivide tale opinione anche Piermichele Paolillo, responsabile dell’unità operativa di Neonatologia al Policlinico Casilino di Roma, che rammenta casi di neonati abbandonati nella Capitale. Presso il Policlinico Casilino è stata installata, 12 anni fa la baby box, una culla dove le mamme possono abbandonare i figli. Paolillo ha ricordato il caso di un neonato abbandonato nella baby box dopo un mese dall’installazione: ‘Di origine caucasica, ben vestito e in buona salute. Probabile che la madre se ne sia separata per problemi economici’. L’esperto del nosocomio romano ha anche sottolineato che sono aumentati i parti segreti: ‘Optano per questa soluzione le straniere informate sulle tutele di legge, ma anche italiane in condizioni di precarietà’. Tutto ciò è conseguenza delle numerose campagne di informazione promosse dal Policlinico Casilino, ubicato in una zona di Roma dove vivono molti immigrati.

Le ragioni che spingono una madre ad abbandonare il figli sono varie. I medici, da molti anni, cercano di scoprirle mediante la somministrazione di questionari anonimi: ‘Lo scopo – afferma Paolillo – è di andare oltre la punta dell’iceberg e intercettare il fenomeno sommerso, per intervenire quando si ha bisogno di aiuto e prevenire gli abbandoni in condizioni di rischio’.

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