Cronaca

Neonato maltrattato per un prelievo di sangue: condotta orribile delle infermiere

Le sofferenze di un neonato per un prelievo di sangueFederica, una mamma veneta, è stata testimone, lo scorso 17 agosto 2017, di un comportamento orribile di due infermiere, presso l’ospedale di Adria. I paramedici avrebbero prelevato il sangue al figlioletto di Federica, di soli 4 mesi, in maniera poco ortodossa. Il piccolo è stato maltrattato e per molto tempo ha avuto un vistoso livido sul braccino. ‘I miei figli sono nati prematuri e sono stati 50 giorni in terapia intensiva a Padova, dove sono stati sottoposti a ogni trattamento medico possibile, con sondini, cannule e perfino prelievi fatti sul cranio. Questo per far capire che ne ho viste tante e non sono certo una mamma apprensiva che va in ansia per un prelievo’, ha spiegato la signora Federica, madre di due gemellini. A Federica era stato consigliato di recarsi nel nosocomio di Adria perché dotato di un reparto di pediatria in grado di prestare un’assistenza migliore ai suoi due figli. Una volta arrivata in tale ospedale, però, Federica si è imbattuta in un episodio strano. L’infermiera addetta ai prelievi era occupata, allora un’altra, pur non essendo esperta, si sarebbe messa a prelevare il sangue al suo piccolo.

Aveva detto: ‘Provo io’

“L’infermiera che di solito si occupava dei prelievi era impegnata per un cesareo e un’altra infermiera ha detto ‘provo io'”. E già il verbo provare suonava strano…”, ha affermato la madre di Adria, perplessa da quella scena. A supporto dell’infermiera inesperta di prelievi ne sarebbe arrivata un’altra. Quest’ultima avrebbe chiesto alla collega di fare da laccio emostatico. Federica ancora adesso non riesce a capire perché quelle due infermiere non avevano usato il laccio emostatico.

Per trovare la vena del braccio del neonato, le infermiere dell’ospedale di Adria avrebbero esercitato una forte compressione col loro corpo. In sintesi, il piccolo sarebbe stato letteralmente schiacciato.

Piangeva disperato

‘Mio figlio si è messo a piangere disperato. Hanno provato per 3 volte ad inserire l’ago, ma senza trovare la vena’, continua a raccontare Federica, che tra l’altro era stata accusata di preoccuparsi senza motivo. Per fortuna, a sbrogliare la matassa era stata un’infermiera esperta e meno cinica che, rapidamente ed efficacemente, aveva prelevato il sangue al neonato.

Lo sconcerto della pediatra

Federica, dopo quello spiacevole episodio, aveva portato il figlio dalla pediatra che, alla vista di quel vistoso ematoma sul braccio, aveva impallidito. ‘Ha detto (la pediatra, ndr) che un’ematoma così non l’aveva mai visto, che era gravissimo e che il piccolo aveva rischiato perfino una trombosi’. 

Oggi Federica non vuole denunciare nessuno, anche  se potrebbe; intende solo evitare che altri bimbi vengano a trovarsi nella stessa situazione penosa in cui si era venuto a trovare il figlioletto, qualche mese fa.

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