Cronaca

Omicidio Yara, Bossetti furioso contro il pg: ‘Dice idiozie’

Massimo Bossetti, l’unico imputato nel processo relativo alla giovane Yara Gambirasio, è sbottato ieri in Aula, nel processo di Appello, quando il pg Marco Martani ha chiesto la conferma dell’ergastolo. Il muratore di Mapello spera in un ribaltamento della sentenza di primo grado, che lo ha condannato all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Tanta tensione in Aula, dove erano presenti anche la moglie di Bossetti, Marita Comi, la sorella e la madre. Il muratore, durante la requisitoria del pg, era seduto vicino ai suoi avvocati. Non hanno assistito alla prima udienza del processo d’Appello, invece, i genitori di Yara Gambirasio, come era già accaduto in primo grado.

La sentenza di primo grado è ‘ineccepibile’

‘Yara è stata uccisa per motivi che solo l’imputato sa e potrebbe dire se volesse confessare’, ha affermato il pg Martani durante la requisitoria. Per il pg, insomma, non vi sono dubbi sulla colpevolezza del Bossetti. Gli avvocati che difendono il muratore hanno chiesto ed ottenuto di integrare nelle motivazioni dell’Appello una chiavetta con un file contenente un’immagine satellitare. Questa mostra il terreno di Chignolo d’Isola dove venne ritrovato il cadavere della Ganbirasio. Ebbene, secondo la difesa il corpo della ragazzina non si trovava in tale campo da tre mesi, prima del ritrovamento. Il pg Martani ha permesso agli avvocati Bossetti di depositare anche tale immagine, ricordando che nel processo di vuole solo scoprire la verità e fare giustizia.

Non appena è stata data la parola al pg di Brescia, all’inizio del processo d’Appello relativo all’omicidio di Yara Gambirasio, è stato evidenziato che la sentenza di primo grado è ‘ineccepibile’ perché la motivazione è logica, coerente e completa, e si basa su tutti gli elementi acquisiti durante il processo. Il pg Martani reputa grottesca, inoltre, l’ipotesi avanzata dagli avvocati di Bossetti sul ricorso ad un Hacking Team per la realizzazione di un Dna sintetico e, quindi, inchiodare il muratore. Non provano nulla, per Martani, neanche le immagini satellitari portate dalla difesa, che ha ribadito di non aver mai visto dati statistici così confortanti sul versante delle probabilità. In poche parole, il Dna trovato sul corpo e sugli abiti della povera Yara è quello di Bossetti. Non potrebbe appartenere a nessun altro. Quando ha ascoltato tali parole, Massimo Bossetti si è alzato improvvisamente e, rivolgendosi al pg, ha urlato: ‘Vieni qua a dire idiozie’. Gli agenti della Polizia penitenziaria lo hanno subito invitato alla calma.

Tanti curiosi davanti al Palazzo di Giustizia bresciano

Tanta gente si era accalcata ieri, davanti al Palazzo di Giustizia di Brescia, per assistere alla prima udienza del processo d’Appello a carico di Massimo Bossetti, unico imputato del delitto di Yara Gambirasio, 13enne trovata morta, nel 2010, dopo tre mesi dalla sua scomparsa. Nei giorni precedenti a tale udienza, il muratore di Mapello aveva detto di avere fiducia nel processo d’Appello. Bossetti, insomma, spera nel ribaltamento della sentenza di primo grado.  Prima di sedersi, in Aula, il muratore ha stretto le mani della moglie Marita.

Il pg Martani ha ribadito che la condanna inflitta a Bossetti in primo grado è stata il frutto di un’intensa e impeccabile attività delle forze dell’ordine e non solo. Mai, secondo l’accusa, sono stati  fatti sforzi del genere nella storia investigativa italiana. Il carpentiere, agitato e rabbioso, si è alzato ed ha inveito quando il pm ha ribadito la compatibilità tra le fibre dei sedili del suo furgone Iveco e quelle ritrovate sui vestiti di Yara. Il presidente del collegio ha subito invitato Bossetti a stare seduto, esortandolo a rendere dichiarazioni spontanee solo quando sarà il momento. Quello non era il momento giusto, visto che parlava il pg.

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