Oncologo napoletano si cura a Milano: sanità campana disastrosa

By | 9 marzo 2018

marfella-oncologo-milano-tumoreUn medico oncologo di Napoli è malato di tumore alla prostata ma per curarsi ha deciso di recarsi a Milano. Come mai? Beh, la risposta è quella che molti di voi stanno pensando. La sanità campana non funziona, o meglio non funziona come dovrebbe. Il protagonista di questa storia è l’oncologo sessantenne Antonio Marfella, dell’ospedale Pascale di Napoli. Il dottore sta per lasciare il nosocomio partenopeo. Si recherà a Milano, a circa 700 km dal luogo dove finora ha vissuto e lavorato. Non vuole correre pericoli perché ‘da noi la sanità regionale funziona male’.

La battaglia contro la ‘Terra dei fuochi’

Il dottor Marfella, noto oncologo, non ha mai avuto timore di parlare della ‘Terra dei fuochi’, anzi era stato tra i primi a farlo. Forse è stata proprio quella zona piena di rifiuti una delle ragioni della sua neoplasia; o forse no. Fatto sta che il medico del Pascale ha deciso. Meglio Milano che Napoli per curare la neoplasia, perché nel capoluogo campano potrebbe correre seri rischi. Il caso del dottor Marfella conferma le innumerevoli problematiche e deficienze della sanità campana.

Marfella è un oncologo, potrebbe curarsi nel suo reparto perché è stato bersagliato da una neoplasia alla prostata. Invece no, si farà curare dai colleghi di Milano. Lo specialista ha detto ai microfoni del Corriere della Sera: ‘Non ho difficoltà a far sapere che, pur lavorando al Pascale, sono in lista di attesa per operarmi all’Ieo di Milano’. Qual è il motivo per cui l’oncologo non ha voluto nascondere la scelta, anzi l’ha ‘sbandierata’? Quella del dottor Morfella, paradossalmente, è una scelta d’amore per la sua terra, per sensibilizzare la popolazione e le autorità sul grave problema, per far capire a tutti che la sanità campana è malfunzionante e va rettificata.

Al Pascale lavorano medici bravissimi

‘Occhio, al Pascale ci sono colleghi bravissimi, eccellenti, ma che non vengono messi in condizioni di lavorare come pure saprebbero fare’, statuisce il dottore, spiegando che deve sottoporsi a un’operazione in robotica: ‘Le linee guida internazionali del Memorial Sloan Kettering Center, negli Usa, prevedono che questo tipo di intervento vada eseguito da strutture che ne facciano almeno 250 l’anno. Nell’intero Mezzogiorno non esiste alcun ospedale, Pascale compreso, che superi i 100 interventi alla prostata con il robot perché con meno allenamento sul robot aumentano le probabilità di errore che per il paziente, in questo caso, significa rischiare l’impotenza’.

Legame tra danni ambientali e tumori

In Campania mancano i robot? No, apparecchi e attrezzature magari ci sono ma, come ha detto lo stesso Marfella, c’è carenza di infermieri. Tutto, quindi, va a rilento. Sono anni che si parla del presunto legame tra inquinamento e insorgenza di patologie gravi, tumori in primis. Sono anni che medici e ricercatori chiedono alle istituzioni di bonificare zone come la ‘Terra dei fuochi’ per l’incremento di gravi malattie.

L’esperto Marfella si batte da anni contro l’inquinamento delle aree campane per difendere la salute e la fertilità dei suoi concittadini. L’anno scorso l’oncologo, nel corso di un’intervista, aveva spiegato il motivo per cui, in passato, aveva detto che i tumori sono l’ultimo dei problemi derivanti dal danno ambientale: ‘Il tumore ormai è l’ultimo dei problemi che insorgono per la mancata tutela ambientale. I primi problemi sono legati alla fertilità, alla riproduzione e alle malformazioni, quindi è essenziale oggi intervenire e non semplicemente studiare. Si devono andare ad analizzare innanzitutto i parametri di fertilità e delle malformazioni prima ancora dei parametri dei tumori. L’attenzione di noi medici, ma anche dei politici, deve essere rivolta a studi e indagini approfondite sul danno agli organi della riproduzione, alla fertilità, alle malformazioni neonatali, ai parti prematuri, ai tumori infantili, ai casi di autismo che stanno logorando non solo le nostre famiglie ma l’intero sistema di welfare italiano. In occasione della Giornata internazionale della disabilità il Miur ha reso noti dati epidemiologici allarmanti: il 2,7% del numero complessivo degli alunni è affetto da autismo. Rispetto a dieci anni fa il loro incremento è pari quasi al 40%’.

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