Esteri

Raqia Hassan uccisa da Isis, scrisse: “Meglio morire che essere umiliati”

Raqia Hassan uccisa dall'IsisLa giornalista Raqia Hassan, alla fine, è stata uccisa a Raqqa dall’Isis: la sua previsione è stata giusta. Tempo fa, su Facebook, l’inviata aveva scritto che è meglio morire che essere umiliati dallo Stato Islamico

 

Diversi gruppi di attivisti in Siria hanno dato conferma della morte della 30enne Hassan, giornalista che aveva manifestato il suo dissenso nei confronti dell’Isis sul social network in blu:

“Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte, ma quando l’Isis mi arresterà e ucciderà sarà tutto ok perché loro mi taglieranno la testa ed io ho la dignità. Meglio che vivere sotto l’umiliazione dell’Isis. Avanti tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno”.

La notizia della morte della giornalista che non temeva l’Isis è stata confermata anche dal Guardian, precisando che il decesso potrebbe risalire allo scorso settembre ma solo ora un gruppo di attivisti dell’organizzazione Raqqa is being slaughtered silently ha diffuso la notizia.

La giornalista anti Isis, nonostante la conquista della città da parte dei miliziani dello Stato Islamico, non aveva mai voluto lasciare Raqqa, descrivendo con estrema precisione gli orrori commessi dagli jihadisti in Siria. La Hassan sottolineò più volte l’inciviltà dell’Isis, strumento di morte e terrore.

L’Isis, così come tutte le dittature e i regimi oppressivi, detesta i giornalisti e gli intellettuali. Soggetti troppo scomodi che mettono al corrente le persone di tutto quello che accade veramente. Persone che fanno riflettere, che ‘aprono la mente’, sono scomode per chi cerca di demolire le libertà e i diritti fondamentali dell’uomo.

Non è la prima volta che l’Isis uccide un giornalista: è successo un anno fa circa, in Libia, dove persero la vita Sofien Chourabi e Nadhir Ktari, due giornalisti tunisini. I due vennero rapiti mentre effettuavano un servizio. L’uccisione venne rivendicata dal Califfato Derna, evidenziando che i giornalisti lavoravano per una tv che aveva offeso l’Islam.

 

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