Cronaca

Salvini avrebbe usato denaro rubato da Bossi: denuncia shock de L’Espresso

Lega, inchiesta shock de L'Espresso: rimborsi elettorali usati anche da Maroni e SalviniDenuncia shock de L’Espresso. L’attuale leader della Lega Nord, Matteo Salvini, e il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, avrebbero usato parte dei 48 milioni di euro rubati dall’ex senatur Umberto Bossi e il tesoriere della Lega. A comprovarlo ci sarebbero carte del partito visionate dallo stesso tabloid. Lo scandalo rimborsi della Lega torna a far discutere. Sì perché di tutti quei soldi, frutto della truffa ben orchestrata da Bossi e l’ex tesoriere della Lega ne avrebbero beneficiato anche Salvini e Maroni. Lo denuncia L’Espresso. Soldi, dunque, non solo usati da Bossi ma anche da altri esponenti leghisti. Eppure, i leader leghisti della stagione ‘post bossiana’ hanno cercato sempre di differenziarsi dal senatur, hanno voluto far intendere che la Lega di oggi è diversa, pulita e trasparente. Bossi è il passato della Lega, è vero: lo ha testimoniato anche l’ultimo raduno di Pontida, durante il quale al buon Umberto non è stata data neanche la parola. Eppure nella ‘mangiatoia leghista’ ci sarebbero passati anche ‘pezzi grossi’ come Maroni e Salvini.

Denaro: filo che congiunge vecchia e nuova guardia leghista

Negli ultimi anni, indubbiamente, qualcosa è cambiato all’interno del Carroccio ma qualcosa sarebbe rimasto invariato. Cosa? La brama di denaro. Eppure Salvini ha sempre negato uno suo pur minimo coinvolgimento nell’affaire rimborsi elettorali. A sentire il buon Matteo gli unici a beneficiare di quei 48 milioni sarebbero stati solo Bossi, i suoi parenti e l’ex tesoriere della Lega. Non è così, o meglio non sarebbe così, almeno stando alla denuncia de L’Espresso. ‘Sono soldi che non ho mai visto’, ha affermato, di recente, il segretario federale della Lega, dopo che il Tribunale di Genova ha ‘congelato’ i conti correnti della Lega dopo la condanna del senatur per truffa.

L’Espresso ha scoperto che Maroni e Salvini avevano usato i rimborsi elettorali, provento della truffa architettata da Bossi, tra il 2011 e il 2014. I due avrebbero deciso di prendersi tutti quei soldi perché avevano intuito che sarebbero stati sequestrati. L’Espresso ha in mano diversi documenti che attestano il legame tra la truffa bossiana e i leghisti Salvini e Maroni.

Le dimissioni di Bossi e l’avanzata di Maroni e Salvini

Tutto iniziò il 5 aprile 2012, dopo le dimissioni di Umberto Bossi da segretario federale della Lega. Decisione arrivata dopo poche ore dalla perquisizione della sede della Lega Nord di via Bellerio, a Milano, da parte delle Fiamme gialle. Dimissioni che fecero scoppiare un primo scandalo; poi, a maggio, si venne a sapere che nell’affaire era invischiato non solo il tesoriere Belsito ma anche Bossi. Per i due un’accusa pesante: truffa ai danni dello Stato relativamente ai rimborsi elettorali. Poco dopo Maroni diventò segretario della Lega ed iniziò ad incassare molti rimborsi elettorali. Lo comprovano vari documenti inviati proprio dal Parlamento. In sostanza, Maroni avrebbe beneficiato della truffa bossiana. Solo che Bossi è stato accusato, offeso e deriso; Maroni, invece, è rimasto sempre ‘pulito’, con una reputazione impeccabile. Stessa storia per Salvini. Non cambia nulla, se non l’entità dei rimborsi. E’ documentato che l’attuale leader della Lega incassò 820.000 euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Adesso una domanda sorge spontanea: perché Salvini continua ad affermare di non aver mai saputo nulla di quella truffa? Eppure avrebbe intascato molto denaro, frutto dell’imbroglio bossiano. Tutto ciò non va giù ai fedeli di Bossi, ancora molti nel partito. Matteo deve stare molto attento perché, in occasione delle prossime elezioni politiche, molte persone, all’interno della Lega, potrebbero voltargli le spalle, come anni fa accadde ai suoi predecessori.

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