Scheletro dell’alieno, mistero risolto: cos’è?

By | 24 marzo 2018

mistero-scheletro-cileDopo 15 anni dal ritrovamento, e tanti studi, è stato svelato l’arcano dello scheletro dell’alieno. Alcuni ricercatori scoprirono lo scheletro mummificato nel deserto di Atacama, in Cile. All’inizio gli esperti rimasero perplessi: non seppero associare tali ossa a nessun essere vivente. Qualcuno, nel corso degli anni, ha avanzato l’ipotesi dello scheletro dell’alieno. Le indagini iniziali avevano indicato che quelle ossa erano probabilmente di un bimbo tra i 6 e gli 8 anni. Ad accentuare il mistero e rafforzare l’ipotesi dello scheletro dell’alieno erano però determinati dettagli, come il cranio lungo e angolare, il numero delle costole (10 paia invece di 12) e le orbite oblique.

Ata: lo scheletro e i dibattiti

L’incapacità degli scienziati di identificare quell’ammasso di ossa trovate in Cile 15 anni fa ha dato sfogo a numerose domande e ipotesi, anche stravaganti. Per molti quello scheletro era di un primate mai identificato in passato, per altri di un extraterrestre. La storia di Ata (soprannome affibbiato allo scheletro) è stata presentata in numerosi programmi televisivi e nel documentario ‘Sirius’, in cui un esperto di UFO cerca di scoprire le origini dello scheletro. Adesso un gruppo di ricercatori ha svelato l’arcano. Dopo 5 anni di studi, è stato scoperto che Ata è un umano, o meglio quelle ossa appartenevano a un essere umano, sebbene affetto da patologie ossee e con mutazioni associate. Adesso i ricercatori credono che il loro studio servirà a diagnosticare rapidamente mutazioni genetiche nei pazienti vivi.

Un po’ di storia

Lo scheletro di Ata venne scoperto nel 2003 a La Noria, città mineraria deserta nella regione di Atacama, in Cile. Dalle analisi, iniziate nel 2012, era emerso che lo scheletro aveva solo 40 anni. Un dettaglio importante per i ricercatori perché il DNA era ancora intatto e poteva essere recuperato per indagini più accurate. I numerosi dibattiti su Ata e le tante teorie, anche fantastiche, hanno suscitato l’attenzione anche di Gary Nolan, autore senior della nuova ricerca e docente di microbiologia e immunologia presso la Stanford University. Nolan ha scritto in una e-mail: ‘Ho saputo di questa storia grazie a un amico che era un appassionato della vita extraterrestre. Mi ha detto di un documentario in uscita (‘Sirius’… lo puoi trovare su Netflix ora) che doveva contenere un umanoide di Atacama’. Insomma, il docente si era interessato al mistero di Ata perché tante persone credevano che quello scheletro fosse la mummia di un alieno.

‘Questa è stata una rivendicazione significativa in sé e per sé. Ma più scioccante è stata la foto che mi è stata fornita che faceva parte della pubblicità online. Avevo deciso di contattare i direttori (in pratica per osare…) per dire loro che era possibile fare un sequenziamento del campione (se avesse DNA terrestre…) per determinare la sua origine’, ha spiegato il professore della Stanford University. Nolan e i suoi colleghi hanno poi firmato un accordo di riservatezza e gli amministratori hanno convenuto di riportare i risultati di Nolan, anche se avessero mostrato che il DNA di Ata era umano. Lo studioso americano voleva esaminare lo scheletro misterioso per varie ragioni. Secondo l’esperto lo straordinario esemplare poteva essere una specie di primate mai riconosciuta in passato, oppure una persona deforme. Una cosa è certa: Nolan e colleghi non avevano mai creduto che quello scheletro fosse di un extraterrestre.

La verità

Tante persone si ponevano una domanda: ‘Cos’è?’. Se la poneva anche Nolan, e per questo motivo aveva voluto esaminare attentamente lo scheletro. Attraverso l’analisi del DNA è emersa la verità. Un campione estratto dal midollo osseo delle costole di Ata è stato sfruttato per sequenziare l’intero genoma, che poi è stato comparato con genomi dei primati e degli esseri. I ricercatori hanno scoperto che quel genoma era di una femmina umana, forse un feto, con antenati cileni. Inizialmente era stato stimato che quello scheletro fosse appartenuto a una persona tra i 6 e gli 8 anni, ma Nolan e colleghi hanno confutato tale assunto, sostenendo che quella persona aveva una rara malattia ossea. Lo scheletro, dunque, sembrava più vecchio della persona a cui apparteneva.

loading...

L’8% del DNA dello scheletro, all’inizio, non era simile al DNA umano. In seguito gli esperti avevano capito che tale risultato era dovuto al deterioramento di un campione. Indagini più meticolose hanno consentito di scoprire una corrispondenza del 98%. Vista l’età dello scheletro e l’esposizione, il risultato non aveva sorpreso più tanto Nolan e gli altri ricercatori che, dunque, erano passati ad analizzare le anomalie. I ricercatori volevano spiegare le cause della bassa statura dello scheletro ed altre stranezze a livello osseo, come il ridotto numero di costole. Atul Butte, autore senior dello studio, ha partecipato alla valutazione del genoma di Ata come se stesse lavorando su un paziente in vita. Butte è un luminare nel campo. E’ stato professore anche di Mark Zuckerberg (fondatore di Facebook) e della moglie Priscilla Chan. Butte e colleghi hanno scoperto molte mutazioni in 7 geni, alla base probabilmente delle anomalie muscoloscheletriche e ossee, come la displasia scheletrica (meglio conosciuta come nanismo) e la scoliosi.

‘Ci sono mutazioni in molti geni, inclusi i geni coinvolti nella produzione di collagene (nelle nostre ossa e capelli), articolazioni, costole e arterie’, ha argomentato Butte in una e-mail, aggiungendo: ‘Sappiamo che questi geni sono coinvolti in questi processi nello sviluppo umano, ma stiamo ancora imparando cosa fanno tutti gli altri geni nel DNA’. Diverse mutazioni accertate nei geni erano note perché ritenute alla base di gravi malattie ossee; altre però non erano mai state collegate a problematiche dello sviluppo e della crescita. Lo strano aspetto di Ata è dunque l’effetto di una rara combinazione di mutazioni genetiche. Gli scienziati sono rimasti stupefatti anche per il grande numero di mutazioni presente nello stesso campione. ‘E’ raro. Secondo la nostra conoscenza, nessuno ha mai spiegato tutti questi sintomi in un paziente, e i cambiamenti nel DNA, o mutazioni, lo riflettono’, ha detto Butte, che ha poi cercato di spiegare il motivo di così tante mutazioni: ‘Molte volte le malattie genetiche vengono trasmesse da genitori che sono portatori. In questo caso le mutazioni sono così rare che non le avevamo mai viste prima, quindi è difficile immaginare che ci siano dei vettori là fuori. Ipotizziamo che l’ambiente in cui questo bambino si stava sviluppando avrebbe potuto avere un ruolo. L’esemplare è stato trovato in una città dove vi sono miniere di nitrati abbandonate e l’esposizione ai nitrati potrebbe aver causato le mutazioni. Questa, comunque, è solo una riflessione’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *