Serial killer Donato Bilancia esce dal carcere dopo 20 anni: permesso temporaneo

By | 16 novembre 2017

Donato Bilancia, il permesso di uscireIl tempo passa e l’ordinamento italiano permette anche ai serial killer di uscire un po’, dopo tanti anni di detenzione. Sta facendo discutere il permesso di uscire concesso nelle ultime ore a Donato Bilancia, uno dei più spietati killer italiani, che negli anni ’90 terrorizzò la Liguria e il Piemonte. Bilancia è stato condannato a 13 ergastoli per 17 omicidi. Sono passati 20 anni da quando Bilancia è entrato in prigione e i giudici gli hanno riconosciuto il primo permesso di uscire. L’uomo, ovviamente scortato da molti agenti, si è recato nel cimitero di Nizza Monferrato (Asti) per visitare la tomba del padre e della madre. Donato, cinico e crudele, fu in grado di massacrare 17 persone nel giro di 6 mesi. Ha sempre ammesso i delitti. Il movente dei crimini? Nessuno per alcuni, rapina e vendetta per altri.

Bilancia sogna di uscire per sempre dal carcere

Donato Bilancia sceglieva a caso le sue vittime. Le trucidava senza pietà. Un killer seriale arrestato nel 1998 e condannato due anni dopo. Tra le sue vittime molte donne (anche prostitute).

Un assassino è uscito dal carcere, anche se per poco. Il sogno di Donato sarebbe di lasciare per sempre il penitenziario di Padova. I suoi avvocati hanno cercato inizialmente la strada della revisione del processo e, in seguito, hanno proposto un ricorso in Cassazione per ottenere il rito abbreviato. Tale possibilità era stata ammessa successivamente alla condanna.

L’avvocato di Bilancia, basandosi su una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha più volte reclamato l’applicazione del principio della lex mitior, ovvero della legge più favorevole al reo, sebbene sia entrata in vigore successivamente alla condanna.

Grazie a uno sconto di pena, Donato Bilancia potrebbe uscire spesso dal carcere e fruire dei benefici di legge. Ogni ricorso dei legali, però, è stato rigettato. Adesso si stanno studiando nuove strategie.

Ha studiato molto in carcere

In tutti questi anni in carcere, il serial killer ha studiato molto: ha conseguito il diploma in ragioneria e adesso si è iscritto nel corso di laurea in Progettazione e gestione del turismo culturale.

Donato Bilancia, 47 anni, è uno dei più feroci serial killer italiani. Quando venne fermato dalle forze dell’ordine, confessò tutti i delitti, confessò molto di più di ciò che gli investigatori si aspettavano. A Donato piacevano i casinò, i locali notturni e i giochi d’azzardo. Nei casinò era conosciuto con lo pseudonimo di Walter.

Il primo omicidio di Bilancia risale al 13 ottobre ’97, quando soffocò Giorgio Centenaro con un nastro adesivo. Il movente erano i debiti di gioco. Le altre vittime, tra cui una coppia di orafi e un benzinaio, erano state scelte a caso.

Una personalità contorta e misteriosa quella di Donato Bilancia. Gli investigatori avevano scoperto che la sua infanzia era stata molto difficile, costellata da eventi traumatici. Il fratello Michele, ad esempio, si era gettato sotto un treno, nel 1987, con il figlio in braccio.

Uno dei criminologi più famosi in Italia aveva definito Bilancia un serial killer con la personalità molto complessa. Dell’omicidio di Elisabetta Zoppetti, Bilancia disse: “Ho preso il treno a Genova. In uno scompartimento di prima classe c’era una donna, che io chiaramente non ho mai visto e conosciuto… Preciso che io non mi sono mica seduto con lei, ero in piedi in fondo al corridoio. Questa mi ha detto: ‘Mi scusi, per andare in bagno?’. Ed è successo: Aveva la borsa con sé quando si è alzata. Io ho aperto la porta con una chiave falsa. È una normalissima chiave a quattro, una femmina a quattro ecco. L’ho buttata via dopo il secondo episodio, e preciso che l’avevo fatta io stesso, è… una sciocchezza. Questa qua s’è messa ad urlare e io le ho messo la giacca sulla testa e le ho sparato. L’ho fatto per non vedere cosa succedeva al momento dello sparo. L’unica cosa che ho preso è il biglietto, perché spuntava lì dalla borsa e io non avevo biglietto perché avevo preso il treno così, senza mete”.

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