Statua di Giovanni Falcone decapitata allo Zen, gesto infame contro gli onesti

By | 10 luglio 2017

Statua di Giovanni Falcone danneggiata a PalermoVicende come quella accaduta recentemente in una scuola del quartiere Zen di Palermo mostrano che ancora c’è molto da lavorare sul fronte della lotta alla malavita e sul riconoscimento delle libertà. Sì perché in molte zone d’Italia sembra che dominino solo criminalità, omertà, delinquenza, corruzione e cinismo. Ignoti sono entrati nella scuola Giovanni Falcone, in via Pensabene, a Palermo, ed hanno decapitato la statua dedicata al giudice eroe, al magistrato rimasto vittima nella strage di Capaci. Qualcuno si è divertito a tagliare la testa e parte di busto della scultura raffigurante Giovanni Falcone. Le forze dell’ordine si sono subito messe al lavoro per risalire agli autori del gesto vandalico commesso nella scuola dello Zen, quartiere ‘difficile’ di Palermo.

 

Gli investigatori di Palermo hanno dichiarato che quello avvenuto nel piazzale della scuola Giovanni Falcone di Palermo è indubbiamente un atto vandalico. I vandali non si sono limitati a staccare parti della statua ma hanno scagliato pezzi di gesso contro la porta d’ingresso, danneggiando la vetrata. Azioni vili, che la dicono tutta sulla delinquenza esistente ancora in molte aree del capoluogo siciliano. Danneggiare la statua dedicata a Giovanni Falcone significa ferire tutti coloro che vivono nell’onestà e credono che bisogna rispettare il prossimo prima di tutto. Il gesto è deprecabile non solo per i danni cagionati al plesso Marchese Pensabene ma anche per l’offesa alla memoria di un giudice che spese tutta la sua vita al servizio del prossimo, dello Stato e degli onesti, lottando fino all’ultimo contro la mafia.

A scoprire la statua deturpata, stamani, è stato il bidello. Erano le 7. Subito sono stati chiamati i poliziotti ed è stata avvertita la dirigenza scolastica. Sul posto anche gli uomini della Scientifica, che hanno svolto i primi accertamenti. L’atto vandalico è stato commesso probabilmente di notte. Sul caso è stata aperta un’inchiesta. Sembra che i vandali non siano riusciti a sfondare il portone d’ingresso con i pezzi della statua. Giovanni Falcone è stato offeso ancora una volta, in modo basso, vile e spregevole. Un’offesa che rappresenta uno schiaffo morale a tutti coloro che agognano alla giustizia e a un mondo migliore, dove dominano solo principi e valori nobili, quelli che aveva sempre sostenuto Giovanni, magistrato spesso attaccato, quando era in vita, anche dagli stessi colleghi e da diversi politici. Giovanni Falcone dava fastidio per vari motivi, non solo per la sua instancabile ‘sete’ di giustizia ma anche per i metodi poco ortodossi con cui centrava gli obiettivi. Il giudice siciliano era una ‘spina’ per molti e lui lo sapeva. A chi si allarmava per la gran quantità di sigarette che fumava ogni giorno, lui rispondeva: ‘Non mi uccideranno le sigarette’.

Giovanni Falcone: eroe contestato e invidiato

La statua dedicata a Giovanni Falcone, nel quartiere Zen, è stata deturpata da qualche vandalo. Azione terribile ma scontata. Il giudice venne deriso, offeso e criticato anche in vita. C’è chi riteneva addirittura che avesse pianificato l’attentato (poi fallito) all’Addaura per fare carriera e ricoprire incarichi importanti nella magistratura. Nonostante le sue grandi abilità, la sua smania di giustizia e la sua lotta contro la criminalità, Giovanni Falcone venne sempre ostacolato da tutti, o quasi, anche all’interno della magistratura. Aveva sempre il vento a sfavore. Lo ha ricordato anche Ilda Boccassini, magistrato che probabilmente più di ogni altro ha recepito il suo approccio investigativo: ‘Non c’è stato uomo in Italia che abbia accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia sia stata tradita con più determinazione e malignità. Bocciato come consigliere istruttore, come procuratore di Palermo, come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia, se non fosse stato ucciso’.

Sembrerà strano, ma Falcone, durante la sua breve vita, venne ostacolato e criticato per invidia, ovvero per uno dei più disgustosi sentimenti. Se ne sono dette tante sulla figura del giudice siciliano vittima della mafia. Il problema è che, se Falcone non fosse morto, non sarebbe diventato un eroe. Quando era in vita e combatteva giorno e notte contro la criminalità Giovanni era continuamente criticato. C’è chi lo ritraeva come un soggetto in cerca di popolarità e potere. A un certo punto, il giudice si sentì in disagio. La gente lo attaccava e lo biasimava perché lui era un giudice che contrastava la mafia ma era ancora in vita. Strano, per quelle persone, avere sete di giustizia e non morire. I boss avrebbero potuto farlo fuori in un secondo. Per tale ragione, molti insinuarono addirittura una presunta connivenza di Falcone con la mafia.

Giovanni Falcone non ha avuto contro solo la mafia, dunque, ma anche tante altre persone, colleghi compresi. Uno dei pochi che lo sostenne sempre fu Paolo Borsellino, anche lui stroncato dalla malavita. Giovanni e Paolo sapevano di avere il destino segnato ma non si piegarono mai davanti alla mafia: amavano la vita anche se erano consapevoli che prima o poi avrebbero dovuto lasciare questo mondo.

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