Cronaca

Uruguay, cannabis ad uso ricreativo venduta in farmacia

Cannabis ad uso ricreativo venduta nelle farmacie uruguaianeIn Uruguay la cannabis ad uso ricreativo viene venduta in farmacia. Molte persone stanno già pensando a trasferirsi nella nazione sudamericana. Non bisogna però farsi prendere da facili entusiasmi, poiché l’acquisto della marijuana è riservato ai residenti, tra l’altro iscritti in un apposito registro. Proprio oggi, in Uruguay, è iniziata la vendita della cannabis ad uso ricreativo in 16 farmacie. Ancora le autorità statali non si sono accordati con le numerose farmacie presenti nel Paese, dove vivono 3,4 milioni di persone. Per acquistare la cannabis bisogna essere iscritti in un registro ad hoc. Ogni grammo costa 1,30 dollari e, nell’arco di una settimana, non se ne possono comprare più di 10 grammi. Per scongiurare la minaccia del ‘turismo della droga’, è stato stabilito che la cannabis può essere venduta solo ai residenti. Dai dati diffusi dal Governo si evince che le persone iscritte nel registro, attualmente, sono quasi 5.000, di età compresa tra i 30 e i 44 anni. Si chiude così l’iter iniziato 4 anni fa con la legge approvata durante la presidenza di Josè Mujica. La vendita della marijuana in farmacia non è altro che il terzo step di un procedimento lungo. I primi due sono stati la registrazione di tantissimi coltivatori a domicilio per consumo personale e di 63 circoli per fumatori abilitati a coltivare cannabis in cooperativa.

Il limite dei 40 grammi di cannabis a settimana

Le 16 farmacie che attualmente vendono cannabis in Uruguay si riforniscono da due aziende statali che godono di una certa salvaguardia militare. D’ora in poi, dunque, tutti gli over 18, residenti Uruguay e iscritti in un apposito registro, potranno recarsi in farmacia ed acquistare fino a 40 grammi di cannabis al mese. I farmacisti verificheranno mediante le impronte digitali se i richiedenti sono iscritti nel registro e, dunque, hanno il permesso di comprare la marijuana. Molti, in Uruguay, sperano che presto verrà rimosso il limite dei 40 grammi settimanali; altri, quelli che vivono in altre nazioni, stanno pensando di trasferirsi in Uruguay, primo Paese al mondo che permette di comprare cannabis ad uso ricreativo in farmacia. L’unica pecca di tale sistema è il fatto che la vendita della marijuana è totalmente controllata dallo Stato. Le farmacie devono rifornirsi solamente da due aziende private che coltivano ‘l’erba’. Sarà sempre lo Stato, dunque, l’unico a decidere quanta cannabis deve essere coltivata e commercializzata.

La qualità della cannabis potrebbe essere relativamente bassa

Soddisfazione e perplessità in Uruguay riguardo alla vendita della cannabis ad uso ricreativo nelle farmacie. Se da un lato, infatti, molte persone riusciranno a reperire l’erba recandosi semplicemente in farmacia, dall’altro c’è il pericolo che la qualità della cannabis resti sempre bassa. Lo Stato, agendo da monopolista, non sentirà mai il bisogno di migliorare la qualità dell’erba, non avendo altri competitors che potrebbero ostacolarlo. Inoltre, essendo lo Stato l’unico a decidere il ‘quantum’ di cannabis da produrre, si potrebbe andare incontro a periodi di carenza. Julio Calzada, funzionario della Sanità pubblica dell’Uruguay che ha regolamentato la coltivazione e la vendita della cannabis ad uso ricreativo dopo l’approvazione della legge, nel 2013, ha detto: ‘In Colorado si rischia che il mercato della cannabis faccia la fine di quello del tabacco’.

C’è chi ritiene che, nonostante la legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo e la vendita nelle farmacie, in Uruguay molti ricorreranno al mercato nero per trovare marijuana di qualità, quindi migliore rispetto a quella coltivata dalle due aziende autorizzate dallo Stato. La nuova normativa, dunque, non servirà a porre fine alle lotte tra bande criminali che si contendono il controllo delle piazze dello spaccio.

Tanti dubbi e poche certezze, insomma, sulla riuscita della manovra dell’Uruguay in tema di cannabis. Molti farmacisti sono scettici riguardo ai benefici economici, visto che il prodotto deve essere venduto a un prezzo stabilito dallo Stato. Molti residenti, inoltre, sono contrari al limite mensile all’acquisto e all’obbligo di iscrizione nell’apposito registro. Quest’ultima prescrizione, per loro, rappresenta una violazione della privacy.

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