Vigile in mutande ammette colpe: “Non sono un assenteista”

By | 25 gennaio 2016

Sanremo, vigile che timbrava cartellino in mutande si definisce capro espiatorioTimbrava in mutande il cartellino e poi si faceva i fatti propri. Il vigile di Sanremo ha fatto parlare molto di sé nei giorni scorsi, dopo essere stato incastrato dai finanzieri durante l’inchiesta ‘Stakanov’. Il vigile è stato ovviamente licenziato e messo ai domiciliari assieme ad altri 7 dipendenti del Comune di Sanremo. Ora cerca di difendersi

 

Cosa non si fa pur di dimostrare la propria innocenza. Probabilmente consigliato dal suo avvocato, il vigile si è giustificato così:

“Non sono un assenteista, penso di essere un capro espiatorio e non soltanto io. Ho timbrato in mutande, ma nei giorni festivi, dovendo stringere i tempi per la rimozione dei veicoli in divieto di sosta, e comunque quando i locali erano chiusi al pubblico. Mi dispiace che le mie giustificazioni non siano state recepite”.

Alberto Muraglia, 53 anni, è diventato il simbolo dell’assenteismo italiano; lui che timbrava il cartellino in mutande, come se nulla fosse. L’uomo ammette le sue colpe ma ricorda che tutti, o quasi, i suoi colleghi erano soliti farsi i fatti propri durante l’orario di lavoro. L’inchiesta ‘Stakanov’ ha fatto piazza pulita nel Comune di Sanremo e già sono arrivati i primi licenziamenti, che hanno colpito anche Muraglia.

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Il vigile ha cercato di spiegare la ragione per cui timbrava il badge in mutande con queste parole:

“Il mio alloggio, l’ufficio, la timbratrice sono contigui. Ho timbrato in mutande in 6 occasioni, tutte festive, quindi a mercato chiuso. Dovendo stringere i tempi per la rimozione dei veicoli che ostacolavano il posizionamento dei banchi del mercatino dell’antiquariato o tornando dal servizio sotto la pioggia legato alla Milano-Sanremo 2014, per non attraversare casa bagnato fradicio”.

Gli inquirenti hanno accertato, però, che il vigile si faceva timbrare il cartellino anche dalla figlia e dalla moglie:

“Sono stato superficiale e in questo ho sbagliato. Ma ero presente in servizio. In queste circostanze, poiché mi ero attardato a chiudere pratiche d’ufficio, ho chiesto a mia moglie o a mia figlia, che venivano a chiamarmi per andare a tavola, di timbrare al mio posto. Ma ero lì. Ho chiesto che l’Amministrazione, nel corso del procedimento disciplinare, ascoltasse il direttore del mercato, spesso presente, a conferma di quanto sostengo…”.

Il difensore dell’ex vigile furbetto sostiene che il suo assistito, quando era in mutande, ha fatto anche cose positive:

“Una volta, in mutande, ha pure sventato una rapina precipitandosi in strada con la pistola in pugno e arrestando il malvivente”.

Una vicenda seria, grottesca, che fa anche sorridere quella dell’assenteismo dilagante a Sanremo.

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