Cos’è e come funziona la politica monetaria?

By | 30 agosto 2017

Politica monetaria: cosa ha in mente Mario Draghi?In questo articolo Giovanni, autore del sito finanziario Il Trading Per Te
<http://www.iltradingperte.com/>, ci fa capire cos’è e come funziona la
politica monetaria.*

Per capire cos’è la politica monetaria attuata dalle banche centrali
bisogna ricordarsi quali sono i 2 grandi obiettivi dei banchieri centrali:
garantire la stabilità dei prezzi e favorire la crescita. Garantire la
stabilità dei prezzi significa raggiungere un livello di inflazione annuo
intorno al 2%.

Per perseguire questi 2 obiettivi, le banche centrali adottano 2 strumenti
monetari: la modifica dei tassi di interesse e il quantitative easing (QE).

Il tasso d’interesse più importante che le banche centrali possono e devono
modificare si chiama “tasso di interesse principale”. Questo tasso
rappresenta il tasso al quale tutte le banche del paese di riferimento
ottengono del credito con scadenza settimanale dalla banca centrale. Tale
tasso influenza in primis i tassi dei prestiti tra le banche. E di riflesso
influenza anche i tassi ai cittadini, come quelli per crediti al consumo,
per mutui, e per crediti alle imprese.

Quindi va da sé che più i banchieri centrali abbassano il tasso di
interesse principale, più l’intera economia del paese gode di tassi bassi.
E quindi più le persone sono incentivate a fare investimenti, consumi, e
spesa. Ecco perché di solito un taglio dei tassi viene fatto in situazioni
di difficoltà economica.

Tuttavia, tassi bassi troppo a lungo possono portare a conseguenze
negative. Per esempio possono drogare i mercati finanziari. E possono far
male all’intero sistema finanziario di un paese, che vede i profitti
ridotti visto che i tassi generali sono più bassi del solito.

L’altro grande strumento monetario si chiama QE. Il QE è una serie di
“acquisti” da parte della banca centrale di alcuni asset finanziari. Nel
fare questi acquisti, la banca centrale utilizza nuova moneta, quindi di
fatto inietta denaro fresco nell’economia. Gli asset comprati sono di
solito titoli di stato, ma possono anche essere azioni o obbligazioni.

Un QE incentiva la crescita. I titoli di stato diminuiscono di rendimento,
e quindi le banche sono costrette a cercare i rendimenti altrove. Sono per
esempio incentivate a concedere prestiti ai cittadini. Inoltre, un QE
permette a uno Stato di pagare di meno per il suo debito. Uno Stato,
infatti, si finanzia emettendo titoli di Stato. Visto che grazie al QE i
titoli di Stato hanno un minor rendimento, lo Stato paga di meno per debito
di nuova emissione.

Gli effetti negativi di un QE troppo forte e troppo prolungato sono
assimilabili agli effetti negativi per tassi bassi troppo a lungo.

Infine, sia un QE che un taglio dei tassi, oltre a favorire la crescita,
favoriscono l’aumento di inflazione. Questo perché tali misure stimolano
crescita, produzione, consumi, lavoro e quindi di conseguenza i prezzi
aumentano. Ecco perché tagli dei tassi e QE sono spesso fatti in situazioni
di crisi economica (bassa crescita) e di bassa inflazione (sotto il 2%
annuo).

In sintesi: tagli dei tassi e l’inizio o l’aumento di un QE sono misure
monetarie espansive. Il banchiere centrale che le adotta è detto “dovish”.
Mentre aumenti dei tassi e riduzione o conclusione di un QE sono misure
monetarie restrittive. Il banchiere centrale che le adotta è detto
“hawkish”.

Vi saluto con un esempio di attualità. Mario Draghi, presidente della BCE,
da molti anni adotta politiche monetarie espansive per combattere la bassa
inflazione europea e la stagnazione. Proprio in questi ultimi mesi
(Luglio-Agosto 2017), però, visto la ripresa dell’inflazione in Europa e
anche la ripresa della crescita nei paesi UE (anche se in modo disomogeneo
da paese a paese), ci sono sempre maggiori rumors sul fatto che Draghi
possa terminare le sue politiche espansive. Non certo aumentando subito i
tassi. Ma terminando il QE in essere. Chi vivrà vedrà!

 

Articolo scritto da   Giovanni alias Fairmaster

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