DVB-T2: il nuovo digitale terrestre attivo dal 2022

By | 2 novembre 2017

Grandi, anzi grandissime notizie a tutti i telespettatori, perchè dal 2022 sarà attivo DVB-T2: il nuovo digitale terrestre!
Un cambiamento che vedrà adeguarsi tanti, anzi tantissimi televisori al nuovo sistema entro i prossimi cinque anni, con il passaggio definito dalla Finanziaria 2018. Andiamo però a scoprire meglio tutti i dettagli …

40 milioni di tv da rottamare entro il 2022

Tanti, anzi tantissimi coloro che dovranno adeguarsi al cambiamento, con una stima intorno a 40 milioni, di tv da rottamare entro il 2022!
Il digitale terrestre infatti cambia e si evolve ancora, con tanto di passaggio al sistema DVB-T2, stabilito per legge, come si evince dal testo della Finanziaria 2018, che è uscito nelle ultime ore.
Come dal testo pubblicato dal sito “Dday.it” del Corriere della sera, entro il 2022 saranno infatti ben 40 milioni, i televisori che andranno rottamati e sostituiti con dei dispositivi compatibili col nuovo sistema, oppure adeguati con il ricorso ad un decoder esterno.
Da una prima stima infatti, attualmente solo circa 5 milioni di tv, sarebbero già compatibili.

Perché cambia il digitale terrestre

Ma perché cambia il digitale terrestre? Ebbene, la motivazione del cambiamento è la restrizione delle frequenze, in seguito alla cessione al 5G, della banda 700, decisa dall’Europa.
La normativa, inserita nell’articolo 89 della Finanziaria 2018, titolata “Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia SG”, con il DVB-T2, ha previsto anche il passaggio al codec per tv HEVC, ossia uno standard di compressione che migliora di gran lunga la qualità video.

A quando lo switch off

Il passaggio avverrà il 1 gennaio del 2020 e dovrà terminare entro e non oltre il 30 giugno 2022.
Un periodo decisamente breve, visto e considerato che per lo switch off dall’analogico al digitale terrestro, furono necessari ben 6 anni; ma proprio come allora, il passaggio non avverrà all’unisono sull’intero territorio nazionale, ma in modo graduale per zona geografica, secondo il PNAF, ossia il “Piano Nazionale Assegnazione Frequenze”, dell’AGCOM, da definirsi entro il 31 maggio 2018.

Attesi disagi per gli utenti

Sono molti i disagi che lo switch off potrebbe comportare agli editori ed agli utenti, anche in virtù dei tempi ristretti.
Dal 2022 infatti, le trasmissioni saranno compatibili solo coi televisori venduti da quest’anno; per cui i primi canali che lasceranno le vecchie frequenze per passare alla nuova assegnazione del “Piano Nazionale“, potrebbero non essere più visibili nelle case di coloro che non si saranno ancora adeguati al nuovo sistema.
Non è tutto, perché non è da trascurarsi il fatto che in molte abitazioni, come ad esempio i condomini, si dovrà intervenire anche sull’impianto di antenna. In parole povere, potrebbe ripetersi il caso di La7, che nel 2016 scomparì da molte case a causa del cambio di frequenze: in tal caso tuttavia, lo stesso problema potrebbe presentarsi con tutti i canali, contemporaneamente.
Il sito “Dday.it” parla di 750 milioni di euro già stanziati dalla Finanziaria 2018 con l’intento di favorire il passaggio, di cui però, solo 100 milioni dovrebbero giungere nelle tasche degli utenti finali.

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