Flat Tax Italia, che cos’è e come funziona

By | 5 giugno 2018

Il calendario della riforma fiscale, secondo gli esponenti della maggioranza del nuovo Governo Conte Lega e M5S, apre a scenari diversi a seconda dei soggetti interessati alla Flat Tax in Italia: per le imprese e Partite IVA partirà dal 2019, per le famiglie dal 2020. Che cos’è e come funziona la Flax Tax, l’imposta piatta e unica sui redditi, quale sarebbe l’aliquota Flat Tax, i pro e i contro, e quali i vantaggi avrà il Belpaese.

Flat Tax Italia, tassa piatta con aliquota unica

Le dichiarazioni di Alberto Bagnai, economista della Lega, hanno aperto vari scenari riguardo alla famosa Flax Tax, sbandierata tantissimo in campagna elettorale. L’accordo trovato dal governo giallo-verde consiste nel procedere a scaglioni, a partire dalle aziende. A loro, in pratica, la riforma fiscale che anticiperà la legge di bilancio prospetta l’abbattimento di nove punti. Si inizierà dal 24 al 15%, per chi paga l’Ires. Le famiglie sarebbero interessate a un anticipo dal 2019, anche se si spera di procedere direttamente al 2020. La “tassa” voluta e ideata da Armando Siri potrebbe favorire le famiglie più numerose e con determinate soglie di reddito. Ovviamente, non tralasciando compatibilità economiche e regole UE.

Flat Tax, le origini

Di Maio e Salvini hanno raggiunto l’accordo sulla Flat Tax. Essa è una tassa piatta da applicare ai redditi degli italiani. Lo scopo è ridurre la pressione fiscale per persone fisiche e aziende. Un modello fiscale che si applica attraverso l’introduzione di una tassa piatta basata esclusivamente su una aliquota bassa e unica per tutti, capace di ridurre fortemente l’evasione, ma al contempo aumentare le entrate dello Stato. L’aliquota sarà molto più bassa di quelle attualmente presenti in Italia, e l’aliquota flat tax determina quindi una imposta unica sui redditi, dal 15% al 20%. Oltre ad Armando Siri , il governo Berlusconi aveva proposto un modello simile nel 1994 col professor Antonio Martino, allievo di Milton Friedman e proponitore della tassa forfettaria nel 1956 negli Stati Uniti. Il modello ispiratore prevede un’aliquota del 33%  e una no-tax area per i più poveri al posto dell’IRPEF progressiva.

Pro e Contro Flat Tax in Italia

Nel Belpaese, ci sarebbe la proposta anche di una no tax area pensionati e una tax area lavoratori a 13.000 euro annui. Al di sotto della soglia, nulla sarebbe dovuto dai contribuenti, mentre al di sopra, si pagherebbe solo sulla parte eccedente la soglia. La tassa piatta e unica Lega e M5S, oltre a garantire come da art. 53 della Costituzione, la progressività secondo il reddito, prevede quindi deduzioni forfettarie a 3.000 Euro per i redditi fino a 35.000 Euro e dimezzate per quelli tra 35.001 e 50.000 Euro. Per cui deduzioni al posto di tutte le detrazioni fiscali attualmente riconosciute.

I vantaggi sono molteplici, perché tutti, almeno in teoria, pagherebbero le imposte e si combatterebbe l’evasione fiscale, e inoltre, con la tassa piatta e unica, ognuno potrebbe redigersi la dichiarazione dei redditi, visto che sarà molto più semplice di adesso. Ma gli svantaggi sarebbero una probabile perdita delle detrazioni e deduzioni in base al numero di figli, alle spese mediche i bonus ristrutturazioni ecc. E, probabilmente, avvantaggerà i più ricchi, perché con l’applicazione degli scaglioni Irpef, ovvero la tassazione in base alle soglie di reddito, forse la classe media risulterebbe ancora una volta danneggiata.

Flat Tax imprese e famiglie Italia

La riforma delle imprese avrà inizio nel 2019 e ci si concentrerà sugli operatori economici. Lo scopo è sfruttare l’effetto pro crescita del taglio fiscale e accelerare l’effettiva uscita dalla crisi, visto che, dati alla mano, sono molte le aziende che hanno dovuto tagliare posti di lavoro e addirittura chiudere per fallimento. Professionisti, artigiani e commercianti hanno vissuto le montagne russe dell’economia italiana, subendo colpi veramente fortissimi. La media, considerando anche l’inflazione, il reddito dal 206 ha perso il 7,6%. Soprattutto per gli operatori del settore commercio. Ovviamente, questo morbo ha dilagato anche nel settore servizi, e dal turismo al noleggio, dalle riparazioni ai software house, la perdita è stata del 9,1%. I professionisti hanno un -7,8% e gli artigiani e Pmi registrano una perdita del -6,3%.

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