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L’arte incontra la tecnologia al Salone del restauro di Ferrara

“Volere è potere”: un antico proverbio popolare valido soprattutto quando si parla di tecnologia digitale. Attraverso l’uso di computer la realtà può superare la fantasia e riportare all’antico splendore anche opere d’arte e monumenti di centinaia di anni. La stampante 3D, utilizzata in numerosi campi del sapere tra cui anche quello medico, ha offerto un valido supporto per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale supportando l’opera di restauro per piccoli particolari o per strutture più complesse. Agenti atmosferici, fenomeni naturali, battaglie militari o semplice incuria degli uomini sono le principali cause del danneggiamento di siti archeologici e gruppi statuari che adesso, con il supporto della stampante 3D, possono essere recuperati e riportati all’antico splendore. Non sarà più necessario andare alla ricerca di un artista capace di riprodurre esattamente l’opera – condizione talvolta impossibile se si valutano, ad esempio, le opere di Michelangelo.

Dall’originale alla copia con un semplice “click”

L’incontro tra la tecnologia digitale è l’arte molto spesso è il risultato di una collaborazione tra diverse università e aziende italiane. La stampante 3D, con il supporto di ingegneri, informatici e archeologi, consente di riprodurre una copia di un’opera d’arte riducendo al minimo la percentuale di errore e utilizzando tecniche non invasive e, dunque, senza creare alcun danno all’originale. Alcuni test, realizzati nel laboratorio di riproduzione e mostrati quest’anno al Salone del restauro di Ferrara, hanno riprodotto un kantharos attico greco del V secolo a.C. e alcuni dettagli architettonici del Palazzo Ducale di Mantova. Il desiderio di poter realizzare una stampante 3D, però, è molto più antico: già negli anni cinquanta con il CDC (computer aided design) si cercava di rendere “eterno” un bene culturale. Se fino a qualche anno fa si poteva soltanto raccontare a voce, immaginare l’effettiva consistenza di un’opera o guardarne una riproduzione più o meno fedele, adesso è possibile scannerizzare un’opera (o scaricarne le immagini da siti internet specializzati) per riprodurla con estrema precisione in scala o a dimensioni originali.

Riproduzioni plastiche “low cost” con un risultato “high definitIon”

Un altro dei vantaggi di questa tecnica è caratterizzata dai costi di produzione notevolmente contenuti. Dopo aver effettuato la fase di scannerizzazione del campione originale, il file realizzato viene conservato in uno speciale archivio museale e reso facilmente recuperabile. Ogni qual volta sarà necessario creare una copia dell’originale basterà solo aprire il documento, impostare il macchinario e attendere la produzione dell’esemplare. Un costo economico, dunque, che sarà calcolato esclusivamente sulla base della materia prima utilizzata. Per poter spiegare i vantaggi di questa moderna tecnologia, utilizzando termini inglesi ormai entrati nel linguaggio comune, basti dire che la stampante 3D riesce a realizzare beni culturali “high definition” utilizzando materiali “low cost”. Il risultato che deriva utilizzando il materiale plastico è qualitativamente ottimo e superiore alle aspettative pronosticate in fase di elaborazione del progetto.

I numerosi campi di applicazione: valorizzazione del patrimonio e aumento dell’offerta culturale

Aumentare la fruibilità dell’arte, contenere l’impoverimento dei siti archeologici, offrire dei modelli plastici da poter esporre nei musei e offrire agli utenti di tutto il mondo uno stimolo per arricchire il proprio bagaglio culturale. I campi di applicazione della stampante 3D al patrimonio culturale sono potenzialmente infiniti e non si limitano alla ristrutturazione di un’opera d’arte attraverso una copia “fotorealistica”. La possibilità di creare un archivio digitale, alla stregua di un museo 3D, consente di poter creare una copia fedele all’originale da poter esporre in un museo o da mettere a disposizione dei non vedenti in uno speciale circuito “tattile”. Quello aperto dalla stampante 3D è un mondo ancora poco esplorato a cui possono attingere tutti, ricercatori e utenti, per offrire il proprio contributo o aumentare la propria conoscenza.

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