Melanoma aggressivo nelle donne incinte

By | 5 aprile 2018

melanoma-donna-incinta-rischiLe donne incinte devono avere cura anche della propria pelle, monitorandola costantemente. Sembra che il melanoma sia più aggressivo se colpisce durante o subito dopo la gravidanza. Le donne incinte insomma rischiano di sviluppare la forma più grave della suddetta neoplasia. A scoprirlo sono stati alcuni ricercatori della Cleveland Clinic, che hanno riaperto il dibattito sull’importanza della prevenzione.

Melanoma in gravidanza: più recidive e metastasi

Un team di studiosi aveva voluto iniziare ad indagare sul presunto nesso tra melanoma aggressivo e gravidanza dopo aver notato un forte incremento di diagnosi di melanoma nelle donne under 49. A molte di esse era stata diagnosticata la malattia durante la gestazione o entro un  anno dal termine. Gli esperti avevano comparato i dati con alcuni monitoraggi fatti a 3 e 5 anni dalla diagnosi, scoprendo che nelle donne a cui era stata diagnosticata la neoplasia durante la gravidanza, o nel primo anno successivo alla fine della gestazione, si erano presentate frequentemente le metastasi. In queste donne, inoltre, era elevato il tasso di recidiva entro 7 anni e di decesso.

Alla luce di indagini minuziose, i ricercatori hanno dedotto che un melanoma che si sviluppa durante la gravidanza è più aggressivo di quello che può colpire in qualsiasi momento della vita. Per il feto, invece, non ci sarebbero rischi.

Sistema immunitario vulnerabile?

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Il melanoma diagnosticato durante la gestazione è stato spesso oggetto di studi. Brian Gasman, responsabile dell’unità di chirurgia del melanoma della Cleveland Clinic, ha detto che ‘ad aggravare le conseguenze della malattie potrebbero essere i cambiamenti ormonali e la difesa ridotta assicurata dal sistema immunitario che si registrano nel corso della gravidanza’. Quella di Gasman è solo un’ipotesi che va confermata da altri studi, com’è avvenuto, in passato, per altre neoplasie, come quelle alle ovaie e al seno.

Cosa deve fare una donna incinta con melanoma?

Come si deve comportare una donna incinta dopo la diagnosi di un melanoma? Paolo Ascierto, responsabile dell’unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, aveva fornito una risposta alquanto esauriente al riguardo: ‘Se la diagnosi è effettuata nel primo trimestre, l’intervento viene rimandato. Dal quarto mese in avanti si può asportare chirurgicamente la malattia. Mentre per la terapia farmacologica, se in presenza di metastasi, occorre attendere il parto. Ecco perché spesso in queste donne viene indotto a partire dal settimo mese, cercando di salvaguardare anche la salute del neonato’.

Il melanoma non si sviluppa a causa della gravidanza ma tale stato velocizza un processo in atto. Se una donna in età fertile scopre di avere un melanoma dovrebbe aspettare un po’ prima di avere figli. Questo è il consiglio di Ascierto, secondo cui è sempre meglio ‘aspettare almeno 2 anni dalla fine delle terapie per rimanere incinta. È in questo arco di tempo che la malattia presenta il più alto tasso di recidiva’.

Le donne incinte a cui è stato diagnosticato il melanoma devono comportarsi, sul piano di controlli, come tutte le altre pazienti. Devono evitare, se possibile, di trascorrere tanto tempo sotto il sole. Vanno banditi, o comunque ridotti al minimo, i lettini abbronzanti e le lampade. Bisogna inoltre effettuare, durante la gravidanza, una visita dermatologica anche per controllare nei e macchie delle pelle.

Melanoma: male pericoloso

Il melanoma è poco diffuso ma uno dei più pericolosi. Quando colpisce si sviluppa rapidamente e aggredisce tessuti e organi. La prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di tale neoplasia. Prevenzione che deve iniziare presto, già in età adolescenziale. Se viene scoperto in ritardo, il melanoma può rivelarsi fatale perché, molto probabilmente, ha già sviluppato metastasi.

‘Il 70,7% dei pazienti trattati col nivolumab ( farmaco per la cura del melanoma, ndr) è vivo a un anno e, dato ancora più rilevante, il 57,7% a due anni dalla diagnosi. Si tratta di un risultato straordinario, mai raggiunto in precedenza e impensabile prima dell’arrivo di queste terapie, visto che la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena sei mesi’, conclude Ascierto.

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