Parkinson, prevenzione e cura con estratto di liquirizia

By | 17 dicembre 2017

Parkinson prevenzione cura liquiriziaC’è chi pensa che il morbo di Parkinson sia una patologia che interessa solo gli anziani. Non è così. In Italia e ne mondo vi sono molti trentenni e quarantenni che iniziano ad accusare i sintomi della tremenda patologia neurodegenerativa. Nel Bel Paese, i malati di Parkinson sono circa 600mila. Non è semplice la vita dei pazienti, per svariate ragioni. In Italia, ad esempio, non c’è una terapia omogenea. I pazienti, inoltre, subiscono spesso demansionamenti sul posto di lavoro, e quindi diminuzioni di stipendio. Un gruppo di ricerca diretto dal dottor Yun-II Lee, presso il Welling Research Center, ha ideato un nuovo e promettente  metodo per prevenire e curare il Parkinson, un approccio che si fonda sull’estratto di liquirizia.

La morte dei neuroni che producono dopamina

Il morbo di Parkinson è una patologia neurodegenerativa che si manifesta solitamente con i seguenti sintomi: tremore, movimenti rallentati e instabilità posturale.

I ricercatori si sono concentrati recentemente sulla perdita dei neuroni che producono dopamina, che sarebbe non solo la causa del morbo di Parkinson ma anche di gravi patologie come diabete, ictus e infarto.

Attualmente non esistono medicinali che possono ostacolare la morte dei neuroni dopaminergici. Il team di ricerca ha però trovato uno strumento in grado di centrare l’obiettivo: l’estratto di liquirizia.

Liquiritigenina per trattare il Parkinson

L’equipe di ricercatori ha scoperto che la liquiritigenina, estratto della liquirizia, allontana il rischio di morte delle cellule neuronali della dopamina. E’ stato perciò scientificamente provato che la liquiritigenina può essere usata per trattare il morbo di Parkinson.

‘Mi piacerebbe contribuire al trattamento delle malattie degenerative del cervello come il morbo di Parkinson, portando avanti ricerche accurate e complete, nonché studi clinici’, ha detto il dottor Yun-II Lee.

Il Parkinson è stato diagnosticato per la prima volta due secoli fa. Nonostante sia passato tutto questo tempo, non è stata ancora riconosciuta una terapia valida. Eppure si tratta della seconda patologia degenerativa più diffusa in Italia.

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