Sport di contatto pericolosi per il cervello: rischio demenza

By | 25 gennaio 2018

Sport di contatto: ecco i rischiGli sport di contatto fisico nascondono rischi. Lo sanno tutti. I pericoli però sono maggiori quando i giocatori non indossano il casco. La testa è esposta a colpi e traumi. Già da giovani, insomma, si corre il rischio di ritrovarsi con qualche danno al cervello, o magari con qualche forma di demenza. A mettere in guardia sugli sport di contatto, come il rugby, è il magazine Nature, su cui è stato pubblicato un illuminante editoriale.

No alle continue botte in testa

Un team di esperti ha esaminato alcuni giocatori di football mediante il MACE (Military Acute Concussion Evaluation) apparecchio sovente usato per gli shock e i traumi riportati in occasione di guerre e conflitti.

Non è la prima volta che la scienza lancia un allarme sugli sport di contatto. Qualche anno fa, alcuni ricercatori dell’università di Boston avevano spiegato che praticare football in età infantile e adolescenziale è pericoloso: le continue botte in testa, ad esempio, possono pregiudicare la crescita cerebrale.

Gli esperti di Boston, in un secondo momento, avevano esaminato 177 cervelli di giocatori di football morti. Nell’85% degli encefali erano state accertate tracce di demenza.

Lavorare con i martelli pneumatici

Il recente studio dimostra che rischiano danni al cervello non solo coloro che praticano sport di contatto ma anche quelli che svolgono professioni che fanno scuotere spesso, e con vigore, la testa. Basta pensare a chi usa sempre i martelli pneumatici. Nel cervello di tali soggetti si accumulerebbero proteine associate alla demenza.

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Orso Bugiani, ex direttore scientifico dell’Istituto Neurologico Besta di Milano, ha spiegato: ‘Il concetto di encefalopatia post-traumatica sembra dunque essere andato incontro a una evoluzione; dapprima si cercava di identificarne l’origine in un trauma contusivo ben preciso. Poi si è cominciato a pensare che fosse sufficiente un trauma contusivo anche lieve e fugace, sia unico sia ripetuto. Adesso abbiamo capito che basta praticare uno sport o un’attività che scuote il cervello per trovare lesioni cerebrali…’.

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