Alzheimer curato con stimolazione della dopamina: la scommessa

By | 28 marzo 2018

alzheimer-scoperta-terapiaImportante scoperta sul campo della lotta al morbo di Alzheimer, che potrebbe migliorare non poco la diagnosi precoce e favorire la produzione di medicinali che stimolano lo sviluppo di dopamina. Dell’importante scoperta ha parlato anche l’autorevole Journal of Alzheimer’s Disease. Nuova frontiera dunque sul versante della diagnosi precoce e della cura della nota malattia neurodegenerativa.

La scoperta di un’italiana

Lo studio grazie al quale è stata fatta l’importante scoperta è stato portato avanti dall’italiana Annalena Venneri, operante presso lo Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN) in Gran Bretagna. ‘La nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente’, ha spiegato la Venneri. Ciò significa che viene alterata la formazione dei ricordi. Nessuno studio al mondo, finora, era riuscito ad individuare tale legame.

La Venneri, insieme al collega Matteo De Marco, della University of Sheffield ha eseguito risonanze magnetiche e svolto sperimentazioni cognitive su 29 persone affette da Alzheimer, 30 pazienti con declino cognitivo leggero e 51 soggetti sani, notando un nesso tra grandezza e funzionalità della VTA con le dimensioni dell’ippocampo e le funzionalità cognitive della persona. A dimensioni minime della VTA corrispondono un piccolo ippocampo e una ridotta capacità cognitiva e mnemonica del paziente.

“Stiamo somministrando farmaci ‘agonisti-dopaminergici’ a pazienti con malattia di Alzheimer per osservare se questi farmaci stimolano la plasticità cerebrale e quindi la conservazione delle facoltà cognitive”,  ha detto Giacomo Koch, responsabile del laboratorio di neuropsicofisiologia sperimentale dell’IRCCS di Roma. La Venneri invece ha aggiunto che il risultato del suo studio ‘può potenzialmente condurre a un nuovo modo di intendere gli screening per la popolazione anziana in caso di primissimi segnali di Alzheimer, cambiando la modalità in cui vengono acquisite e interpretate le scansioni diagnostiche del cervello e utilizzando differenti test per la memoria’.

Alzheimer: cause e sintomi

Il morbo di Alzheimer è una delle peggiori patologie neurodegenerative perché, pian piano, porta via la capacità mnemonica e cognitiva del paziente. Per farla corta, una persona colpita da tale patologia arriverà a un punto in cui non riuscirà autonomamente a svolgere le semplici attività quotidiane per il forte peggioramento delle sue funzioni della memoria e cognitive.

Il morbo di Alzheimer è sempre stato oggetto di studi, sin dalla sua scoperta, ma ancora non se ne conosce la causa. Finora sono state avanzate tanti ipotesi che, però, non hanno mai trovato conferme dal punto di vista scientifico. L’ipotesi più autorevole, comunque, è quella dell’origine genetica perché la patologia tende a colpire spesso più componenti della stessa famiglia; inoltre la malattia è spesso associata a determinate varianti geniche.

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Non è semplice individuare i primi sintomi dell’Alzheimer. Spesso la disattenzione e la riduzione della capacità mnemonica, infatti, vengono collegate alla vecchiaia. Non è sempre così. Non bisogna trascurare la riduzione repentina della capacità cognitiva e di ricordare gli episodi avvenuti poco prima. Proprio il forte calo della capacità mnemonica è un elemento caratteristico dell’Alzheimer. La Alzheimer’s Association americana ha affermato che ci sono alcuni sintomi che vanno assolutamente presi in considerazione, come:

  • Problemi a svolgere semplici azioni (ad es. allacciarsi le scarpe)
  • Difficoltà a ricordare eventi accaduti recentemente
  • Problemi a dare un nome a cose comuni che però vengono riconosciute
  • Confusione e difficoltà a riconoscere un luogo
  • Cambiamenti d’umore
  • Mancanza di voglia di stare insieme agli altri

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