Trading e finanza

Conto deposito, un approdo sicuro per i propri capitali

conto-depositoBrexit, Mps e tanto altro: i mercati finanziari sono sempre al centro di turbolenze, che mettono a rischio chi investe ricercando l’azzardo. Ecco perché si fa largo un prodotto che garantisce innanzitutto maggior sicurezza, come il conto deposito.

La fine di giugno e l’inizio del mese di luglio non sono stati certamente “noiosi”, in ambito finanziario: prima gli effetti travolgenti sui mercati dell’esito del referendum sulla Brexit, che ha provocato scossoni sulle principali borse europee, poi la notizia sulle turbolenze della banca Monte Paschi di Siena, a nuovo rischio default hanno agitato ulteriormente le acque e innalzato la soglia di preoccupazione da parte degli analisti e, soprattutto, dei piccoli risparmiatori, che come spesso succede rischiano di pagare il conto più alto in questa situazione.

Rischio o sicurezza? Ritorna prepotente, dunque, la richiesta di sicurezza sui propri investimenti, qualità a dir poco fondamentale quando si tratta di difendere il proprio capitale, a prescindere dalla sua entità. Chi preferisce ancora l’azzardo continua a gettare un occhio a soluzioni come l’acquisto di azioni e di obbligazioni, ma non sempre conviene puntare in alto quando i mercati sono così incerti.

Il crollo di Piazza Affari. Solo nell’ultimo anno, dalla crisi economica della Grecia a livello europeo al primo fallimento di MPS in Italia, le oscillazioni delle curve finanziarie hanno provocato ingenti perdite, e il 24 giugno 2016 (all’indomani del citato referendum sulla Brexit) la borsa di Piazza Affari a Milano ha toccato il suo record negativo, con le contrattazioni che hanno chiuso al 12,50 per cento in meno rispetto al giorno precedente a 15.723 punti. Per la prima volta, il principale indice italiano ha toccato la doppia cifra con il segno meno, circostanza mai verificatasi neppure in momenti storici come l’11 settembre 2001, data indimenticabile degli attentati delle Torri Gemelle a Ney York (crollo del 7,57 per cento), o il 6 ottobre 2008 (meno 8,24 per cento), nei giorni immediatamente successivi al crac dell’istituto Lehman Brothers che ha di fatto avviato la lunga stagione della crisi.

Rispunta il conto deposito. Ecco che, allora, c’è un prodotto finanziario che si fa largo tra le preferenze dei risparmiatori, puntando in modo specifico su tre aspetti decisivi come tranquillità, sicurezza e praticità. La consapevolezza del rischio di mettere a repentaglio i risparmi di una vita con una serie di manovre finanziarie azzardate ha infatti spinto i consumatori a procedere con maggiore cautela, privilegiando strumenti che sulla carta possono apparire meno redditizi, ma che si rivelano più certi. È per questo che società come Banca Farmafactoring, attiva da anni a livello europeo, ha deciso di lanciare il suo ContoFacto, che mensilmente si conferma come il miglior conto deposito tra quelli a disposizione degli utenti italiani.

Parcheggiare il capitale. Il conto deposito infatti è un particolare prodotto finanziario ritornato in auge in questi ultimi anni turbolenti, perché consente al risparmiatore di “parcheggiare” una certa somma di denaro in un dato tempo e ricavarne una quota di interesse. Nel caso specifico di Contofacto, attualmente la proposta riguarda tre opzioni temporali per l’apertura di un conto deposito vincolato: se si sceglie la durata annuale, il tasso di interesse che matura è dell’1,55 per cento, che sale all’1,65 per cento sugli investimenti biennali e all’1.75 per cento su quelli triennali. Tassi tra i più interessanti presenti attualmente sul mercato, a cui si aggiunge un altro fattore importante, ovvero l’assenza di spese per il conto.

Una tutela in più. Ma c’è anche un altro fattore che deve essere citato tra i vantaggi e i punti a favore del conto deposito, e riguarda la speciale garanzia a cui questi prodotti finanziari sono sottoposti dall’iscrizione obbligatoria al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che tutela i risparmiatori da eventuali problemi (a cominciare da quelli legati all’insolvenza dell’istituto bancario) per importi fino a 100 mila euro, proprio come avviene con i conti correnti tradizionali (che però offrono tassi di interesse nettamente inferiori).

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