Orecchio ricostruito con la stampa 3D a pazienti affetti da microtia

By | 31 gennaio 2018

Orecchio-microtia-stampa-3DOggi con la stampa 3D si fa quasi tutto, si ricostruiscono anche le orecchie. Un team di studiosi cinesi ha recentemente ricostruito, mediante un’innovativa tecnica, il padiglione auricolare di 5 bimbi tra i 6 e i 9 anni. Alla base della tecnica c’è la stampa 3D. I minori erano stati colpiti da microtia, una malattia che causa una deformazione dell’orecchio. Gli esperti cinesi hanno asportato cellule dal lobo deforme e successivamente hanno impiantato l’orecchio nuovo ai bimbi. Il nuovo orecchio ha la stessa forma di quello sano.

La microtia

La microtia non mette più paura, dunque, grazie al metodo all’avanguardia ideato dal gruppo di ricerca coordinato da Ylin Cao del Tissue Engineering Research Key Laboratory e dell’Università Jiao Tong, a Shanghai.

La microtia è una malformazione congenita che riguarda il padiglione auricolare. Nel corso dei primi 3 mesi di gravidanza, l’orecchio non si sviluppa regolarmente. Nel 90% dei casi la patologia è monolaterale, colpisce spesso l’orecchio destro. Ad esserne affetti sono per lo più gli uomini. In Italia, ogni anno, nascono circa 90 bimbi affetti da microtia.

Orecchio con le stesse cellule del paziente

La patologia che colpisce l’orecchio, finora, era curata chirurgicamente. Il lobo deformato veniva ricostruito. L’innovativo approccio, invece, consiste nell’asportazione delle cellule dal padiglione auricolare deforme del paziente. Tali cellule vengono poi coltivate in uno stampo creato grazie all’orecchio sano, mediante la tecnologia della stampa 3D.

Con la metodica cinese si ottiene un orecchio con le stesse cellule del paziente. I 5 bimbi a cui è stato impiantato il nuovo orecchio sono stati monitorati per un paio d’anni. Non sono stati riscontrati problemi di nessun tipo.

Tessa Hadlock, esperta del Massachusetts Eye and Ear di Boston, ha rivelato ai microfoni della Cnn Healt che la terapia fondata sulla stampa 3D è pericolosa e potrebbe causare problemi ai pazienti. In futuro, insomma, si dovranno svolgere altre sperimentazioni per ridurre i rischi.

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