Scadenza e prescrizione Buoni Fruttiferi Postali: facciamo chiarezza

By | 20 settembre 2017

Uno degli investimenti più sicuri che si possa avere in questo periodo sono i buoni fruttiferi postali. Noti anche con BFP, sono uno strumento di risparmio – più che di investimento – che viene proposto da Poste Italiane e che permette di mettere da parte i propri soldi praticamente senza rischi.

Si tratta, a seconda dei casi, di uno strumento di risparmio, o di investimento, ma in tutti i casi è una scelta sicura ed affidabile. I titoli vengono infatti emessi dalla Cassa depositi e prestiti, una società per azioni a partecipazione statale che è controllata direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Uno degli argomenti da sempre dibattuto è quello della scadenza di tali buoni, cerchiamo di approfondire il concetto per capire meglio.

La disciplina attuale

Il ministero del Tesoro ha introdotto nel 2000 una disciplina che stabilisce come i diritti dei titolari di tali buoni vanno in prescrizione una volta passati 10 anni dalla data di scadenza del titolo. Nonostante questo, il provvedimento dava potere alla Cassa depositi e prestiti di pagare comunque il rimborso del titolo, anche se esso fosse caduto in prescrizione.

Considerando che, nel 2013, la Cassa depositi e prestiti è diventata una SpA e che al suo posto è subentrato il Ministero del Tesoro, i BFP sono stati equiparati a veri e propri titoli di debito pubblico, come i BOT ad esempio, pertanto si applicano le norme del codice civile per quello che riguarda la scadenza e la prescizione: ergo, dopo 10 anni vanno si prescrivono sia il capitale che gli interessi.

Scadenza e prescrizione dei BFP

Bisogna tenere presente che c’è una grande differenza tra la scadenza del buono e la sua prescrizione.

  • La scadenza indica la data entro la quale il titolo stesso produce degli interessi (che, a scanso di equivoci, sono davvero minimali);
  • La prescrizione, invece, indica il termine ultimo entro cui il titolare del buono ha diritto al suo rimborso.

Ecco dunque che se un buono scade dopo 20 anni inizia a diventare infruttifero. Dopo altri 10 anni diventa impossibile anche incassare quanto maturato nei 20 anni precedenti.

Infine, una precisazione sui buoni fruttiferi dematerializzati: non cadono mai in prescrizione dato che, al momento della scadenza, sono rimborsati automaticamente al titolare del diritto grazie ad un accredito sul suo conto corrente postale o bancario.

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